Libertà d’informazione: da una classifica all’altra, l’Italia migliora ma non brilla

di Giampiero Gramaglia*

Reporters+sans+frontieresFinlandia, Olanda e Norvegia sono i Paesi al mondo che meglio tutelano la libertà di stampa e d’informazione. L’Italia guadagna in un anno otto posizioni, ma non risale oltre il 49° posto. E l’andamento della libertà d’espressione nell’Unione europea, certo condizionato da anni di crisi economica, pare avallare l’opportunità di un’azione a tutela dell’indipendenza dei media, portata avanti tramite un’iniziativa popolare di legge europea.

L’ennesima classifica della libertà di stampa e d’informazione, valori di per sé difficili da misurare, può anche lasciarci relativamente indifferenti: uno può pensare che questi esercizi, che li faccia Freedom House o –come questo- Reporters sans frontières, contino poco o nulla, nonostante l’autorevolezza e la competenza delle fonti.

Ma il fatto che l’Italia vi si ritrovi –sempre- nelle posizioni di coda, almeno sull’insieme dei Paesi europei e occidentali, che sono il nostro bacino di riferimento, non ci consente di fare spallucce, specie noi giornalisti. Né il fatto di stare davanti a Grecia, Ungheria e Bulgaria, fra gli altri, nell’Ue, ci può consolare e tanto meno soddisfare.

Il rapporto, denominato World press freedom index, è stato realizzato tenendo conto dell’impatto sulla libertà di informazione di fattori quali la corruzione dei media, le legislazioni punitive o intimidatorie, le minacce ai giornalisti e la crisi economica, che induce un numero di testate crescente a venire a compromessi con sponsor industriali e politici –una considerazione che vale là dove esistono editori puri: da noi, la commistione degli interessi è una costante-.

Nella classifica, osserva su EurActiv Viola De Sando, l’Unione europea è divisa in due tronconi. Ci sono i Paesi scandinavi e del Nord Europa, che stanno tutti nei primi 25 posti, insieme ad esempio alla Nuova Zelanda, ma anche a Paesi che non è scontato trovare così in alto, Giamaica, Namibia e Costa Rica. E ci sono i mediterranei, i balcanici e i Paesi dell’Est, che stanno più giù.

In un anno, l’Ue ha perso –come media- diverse posizioni, per lo slittamento in classifica di vari stati membri. Irlanda, Cipro e Portogallo hanno perso ciascuno una posizione, collocandosi al 16o, 25o e 30o posto. La Gran Bretagna ne ha perse 4, al 33o posto, a causa della posizione assunta sul caso Snowden. La Francia ne ha perse 2, al 39o posto, a seguito delle polemiche sulla privacy e sulle libertà digitali.

I tonfi peggiori li hanno fatti l’Ungheria, da 56a a 64a per il pacchetto di misure contro la libertà d’informazione introdotto dal governo Orban; la Grecia, da 84a a 99a, dopo la chiusura della tv di Stato e le minacce e le violenze subite dai giornalisti durante le manifestazioni di protesta; e la Bulgaria, scesa di 13 posizioni al 100mo posto, dopo aver introdotto una legge che prevede il carcere per i giornalisti che contestano l’operato del governo.

A conti fatti, due soli Paesi Ue hanno fatto passi avanti: la Germania, salita dal 17o al 14o posto, e l’Italia, che di passi in avanti ne ha fatti ben otto, ma non va oltre il 49° posto.

Per i coordinatori dell’Ice Media Initiative – l’iniziativa dei cittadini europei per il pluralismo dei media -, il modo più efficace per garantire la libertà d’informazione in Italia sarebbe l’introduzione di una legislazione europea che assicuri la libertà e il pluralismo dei media in tutta l’Unione. Lo strumento che i cittadini europei hanno a disposizione per proporre questa normativa è l’Ice Media Initiative, aperta fino al 18 agosto alla raccolta firme. Se l’Ice raggiungerà un milione d’adesioni, la proposta sarà sottoposta alla Commissione europea, che dovrà decidere se avviare l’Iter legislativo. Chi vuole saperne di più, e magari firmare, può andare sul nuovo sito interattivo dell’Ice Media Initiative.

Fonte: Media2000.it, prima rivista di cultura digitale.

Giampiero-GramagliaGramaglia è attualmente direttore di EurActiv.it e consigliere per la comunicazione dell’Istituto Affari Internazionali; collabora con vari media (periodici, quotidiani, radio, tv) e con l’Unione europea; tiene corsi in Università e scuole di giornalismo. Inizia l’attività giornalistica a “La Provincia Pavese” nel 1972. Dal 1976 al ’79 è alla “Gazzetta del Popolo” di Torino, per la quale nel 1979 apre l’ufficio di corrispondenza a Bruxelles. Nel 1980 passa all’Ufficio dell’Ansa di Bruxelles di cui diventa responsabile nel 1984. Segue per dieci anni la Cee e la Nato. Nel 1989 è a Roma: caporedattore Esteri, caporedattore centrale Esteri, vide-direttore. Nel 1992 è tra i fondatori dello European Press Club, di cui è tuttora segretario generale. Nel 1999 va a guidare l’ufficio Ansa di Parigi e nel 2000 diviene responsabile dell’ufficio di Washington e del Nord America. Dal dicembre 2006 al giugno 2009 dirige l’Ansa.

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