La Signora delle Ambre: un video contro la violenza sulle donne

testo di Salvatore Giannella

Nel mio paese natale, Trinitapoli nel Tavoliere pugliese, dopo quasi quattromila anni è riemersa dalle sabbie del tempo la figura di una donna misteriosa su cui gli archeologi si interrogano ancora. Un gruppo creativo ha illuminato in un suggestivo docu-dramma una delle sue vite possibili in quella società di scambi e conflitti e una sua possibile conclusione che piace farvi conoscere nella Giornata per fermare i femminicidi

La violenza è l’ultimo rifugio degli incapaci.

Isaac Asimov, Fondazione, 1951

signora-delle-ambre-trinitapoli

Posizione del comune di Trinitapoli (provincia di Barletta-Andria-Trani)

Oggi, lunedì 25 novembre, l’Italia e il mondo tutto celebrano la Giornata mondiale per fermare la violenza contro le donne e i femminicidi. Per questo appuntamento ho pensato di ricorrere alla suggestione che mi ha provocato un video, che trovate qui in basso, dedicato alla Signora delle ambre, nell’immaginazione di un gruppo creativo pugliese diventata la prima vittima di un femminicidio.

Nel mio paese natale, Trinitapoli (sulla costa adriatica, tra Manfredonia e Barletta), dopo quasi quattromila anni è riemersa dalle sabbie del tempo (e questa è realtà) la figura di una donna misteriosa su cui gli archeologi si interrogano ancora (rimandando di anno in anno l’attesa apertura del Museo archeologico: ma questo è un altro capitolo su cui torneremo presto, Ndr). Era ricoperta di oggetti in ambra ed era al centro di una necropoli che, con i suoi molteplici segnali, ha innescato emozioni e suggestioni e narrato storie possibili a più di un visitatore. Per esempio, il famoso medico e scrittore Vittorino Andreoli, in un suo recente libro (Fuga dal mondo, Rizzoli) attribuisce al protagonista, l’inventore veronese Angelo Spini, amante delle necropoli, una preferenza e una descrizione sorprendenti:

La sua preferita era a Trinitapoli. Andava spesso all’Ipogeo dei Bronzi in quella città del Tavoliere pugliese e si immergeva in quell’ombelico di terra che lo portava davanti a una porta-vagina così precisamente rappresentata da far venire voglia di peccare. Attraverso quella porta si entra in un utero che dà la morte. Un gioco di opposti che rompe ogni convenzione e proclama la nascita della fine. Per incunearsi nella tube uterina ed entrare in quel posto silenzioso e caldo, un luogo di vita per sempre e dunque di morte, bisogna accovacciarsi e assumere la posizione fetale, che evoca la rinascita. Il cimitero come luogo della nascita. Amava scomparire dalla superficie del mondo e rintanarsi là dentro, nel mistero, dentro la terra e farsi terra per sempre. A Trinitapoli c’è puzza di antico e profumo di eterno. Si sente la morte che vive e la vita che finisce nel fetore della decomposizione e del non senso. Per entrare nei luoghi del potere bisogna salire sempre e sempre più in alto; in un museo si può scendere fino a nascondersi dentro la terra e incontrare pezzi d’ossa, resti di libertà.

Ebbene, in quella misteriosa necropoli è riapparsa la Signora delle ambre. Un gruppo culturale, diretto dal regista Michele Pinto, ha immaginato in un docu-dramma una delle vite possibili della Signora delle ambre (questo il titolo) e una sua possibile conclusione. Il risultato lo trovate qui:

“La Signora delle ambre” a cura dell’associazione culturale Morpheus Ego

Leggo le parole del regista Pinto su un periodico di memoria e di riflessione sull’oggi e sul futuro di quella terra del Tavoliere, Il peperoncino rosso:

Non vi è esattezza scientifica capace di ricostruire la sua storia, ma la Signora delle Ambre non tace: i suoi ornamenti non sono solo preziosi, ma anche belli, ricercati, e arrivano forse da terre dall’altra parte del mare; ci descrivono sia una donna che amava la bellezza, sia la sua comunità che aveva scambi con società più lontane. Nella stessa necropoli della Signora vi sono tombe di guerrieri, sepolti con le loro anni da battaglia. Quindi tra le diverse collettività non vi erano solo quieti traffici: allora come oggi gli equilibri tra le genti erano complessi. Di qui sono nati il soggetto per il filmato e i suoi intenti. Evitare di dare una l’idea vaga ed evanescente del passato. Mostrare, senza facili astrazioni, una donna, le sue possibili attività, il suo compagno, le sue figlie. È ovviamente improbabile che quanto narrato nel film sia accaduto, ma era necessario trasportare lo spettatore in una dimensione che non fosse quella di un passato freddo e sbiadito. Il nostro primo compito era cancellare l’idea che la civiltà degli ipogei fosse una stereotipata comunità primitiva e, dall’altra parte, non mostrare che vivesse una mitologica età dell’Oro. La civiltà degli ipogei conosceva entrambe le facce del progresso, lo scambio e il conflitto: è il primo motivo per cui dovremmo sentirla vicina. Il tempo non poteva cancellare la Signora delle Ambre e il dramma che le abbiamo attribuito deve proporre un contatto con chi ha abitato questo territorio millenni prima di noi

La violenza ai danni della Signora delle Ambre, partorita dalla fantasia del bravo regista Pinto, non è l’unica da lei subita. Ce n’è una reale che si consuma ai giorni nostri. E’ la damnatio memoriae a cui è condannata da quando il Museo degli Ipogei di Trinitapoli, che l’ha ospitata per anni, è chiuso nella colpevole incapacità degli amministratori e della Soprintendenza archeologica di trovare un accordo per farlo ripartire, dopo vent’anni di scavi, e di cittadini che non sanno più indignarsi a favore di un Museo civico e di un Parco archeologico attivi che siano segno della propria identità storica, ma anche richiamo per il turismo culturale e scolastico.

Indro Montanelli soleva ripetere che un paese che ignora il proprio ieri non può avere un domani.

A PROPOSITO

Una campagna contro gli abusi

Il 18 novembre è partita la campagna “Riconosci la violenza” voluta dal ministero alle Pari Opportunità: su bus, televisioni, treni, ovunque una coppia sormontata da quattro scritte. Per esempio, a proposito dell’incredibile dato che il 90 per cento delle vittime non fa denuncia: “Hai un solo modo per cambiare un fidanzato violento. Cambiare fidanzato”.

Web: www.riconoscilaviolenza.it


I principali Centri in Italia per uomini “maltrattanti”

 

  • TORINO Il Cerchio degli uomini, tel. 011.2478185; mail: [email protected]
  • MILANO Centro italiano per la promozione della mediazione, via Correggio 1, tel. 800.667733; [email protected]
  • MILANO Uomini non più violenti, via Miramare 9, tel. 02.87168243; mail: [email protected]
  • BERGAMO Uomini non più violenti, tel. 800121939, web: www.facebook.com/UominiNonPiuViolenti
  • BRESCIA Ass. Cerchio degli uomini, tel. 348.4644766; mail: [email protected]
  • BOLZANO Caritas “Consulenza uomini”, tel. 047.1324649; mail: [email protected]
  • ROVERETO Cambiamenti traing antiviolenza per uomini, tel. 335.1802162; web: www.famigliamaterna.it/uomini.ht
  • TRIESTE Interpares, tel. 320.3735663, mail: [email protected]
  • GENOVA White Dove “Lato oscuro degli uomini”, tel. 010.570549, mail: [email protected]
  • FERRARA Centro d’ascolto per uomini maltrattanti, viale Cavour 195; tel. 339.8926550
  • MODENA Usl “Liberiamoci dalla violenza LDV”, via Don Minzoni 121, tel. 366.5711079; 059.438788; mail: [email protected] (della cui inaugurazione, Giannella Channel si è occupato in questo articolo)
  • RIMINI Usl “LDV”, tel. 0541.698723
  • FORLI’ Centro trattamento maltrattanti presso lo Studio Saips, via San Martino 13, tel. 800.161085
  • FIRENZE Centro di ascolto uomini maltrattanti CAM, tel. 339.8926550; mail: [email protected]
  • ROMA Solidea “Relazioni libere dalla violenza”, tel. 349.0053554, mail: [email protected]

Chi avesse indicazioni utili per aggiornare questa mappa, mandi una mail a: [email protected].

Author: admin

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