Giuditta & C., simbolo delle donne italiane che si reinventano e gestiscono un milione e mezzo di imprese in rosa

di Salvatore Giannella

Storie e cifre affiorate nel Salone dell’imprenditoria femminile a Torino, tra richieste di più tecnologie, strumenti finanziari e formazione e meno burocrazia

Giuditta Bussetti

Giuditta Bussetti

Tra le imprenditrici e manager giovani e donne che hanno affrontato e vinto sfide difficili, protagoniste del Salone GammaDonna appena concluso a Torino, trovo un nome per me familiare: Giuditta Bussetti, 37 anni, di Cassina de’ Pecchi (Milano). Mia moglie Manuela, docente di educazione artistica, l’aveva apprezzata, alla scuola media “Giovanni Falcone”, come una delle migliori allieve. Dopo la laurea in Disegno industriale Giuditta era emigrata a Madrid prima e a Lisbona poi per lavorare come fotografa: e in questa veste mi aveva dato un contributo efficace per portare a termine alcuni miei servizi dalla penisola iberica per il settimanale Oggi. Poi l’avevo persa di vista: e invece lei continuava a viaggiare. Nel 2012 s’era trasferita a Ginevra e qui ha creato “Bumoon”, un marchio di vinili adesivi per decorare le camerette dei bambini, che si è diffuso rapidamente nel mondo, raggiungendo paesi come l’Inghilterra, il Canada e la Corea del Sud.

Lorella Ansaloni

Lorella Ansaloni

Come Giuditta, altre giovani imprenditrici hanno raccontato la loro positiva esperienza nel Salone torinese, giunto alla quinta edizione. Lorella Ansaloni, emiliana, dopo 23 anni passati a lavorare come bancaria, si è licenziata per occuparsi della direzione commerciale, amministrativa, finanziaria e di marketing dell’azienda agricola fondata dal marito. Oggi la “Garden Vivai Morselli” si estende su una superficie di 44 ettari coltivati a frutta, uva, cereali e vivaio e offre una vasta gamma di prodotti che vanno dai fiori ai prodotti alimentari biologici.

Marzia Camarda

Marzia Camarda

Marzia Camarda, 39 anni, di Torino, laureata in lingue: otto anni fa decide di lasciare il proprio impiego di responsabile di redazione per fondare “Verba Volant”, una società di servizi per l’editoria di alto profilo.

Mariarita Costanza

Mariarita Costanza

Mariarita Costanza, 42 anni, di Gravina (Bari), laureata in ingegneria elettronica, nel 2000, per aiutare il proprio territorio, decide di aprire un’azienda informatica nel cuore del “Distretto del mobile imbottito”. Oggi la MACNIL è una società che produce e sviluppa dispositivi di rilevazione satellitare, ha un portfolio di clienti da tutto il mondo, 2,5 milioni di euro di fatturato annuo e 70 dipendenti, di cui il 70% donne.

Elisabetta Favale

Elisabetta Favale

Elisabetta Favale nel 2012 lascia la sua posizione di quadro in una multinazionale per fondare a Milano “Spaziocuore”, una cooperativa sociale con l’obiettivo di diffondere un servizio innovativo: un welfare condominiale, ossia una figura (governante/tata/badante) che lavora per più famiglie dello stesso condominio.

Debora Garetto

Debora Garetto

Debora Garetto, 35 anni, di Ciriè (Torino), laurea in Economia e Commercio all’Università del capoluogo piemontese. Consulente bancaria a Montecarlo per una multinazionale inglese, a 27 anni prende in affitto un’azienda di salumi in fallimento del vercellese, la ristruttura e la rilancia sul mercato.

Dea Martinotti

Dea Martinotti

Dea Martinotti, 56 anni, di Cossato (Biella): nel 2005 a causa della crisi è costretta a chiudere il lanificio di famiglia che gestiva ormai da 25 anni. Nonostante ciò non si perde d’animo e apre DAVIDEA, un salone di acconciatura ed estetica nel centro storico di Biella.

Le magnifiche sette sono le punte d’avanguardia dell’esercito rosa che Unioncamere ha quantificato così: in dodici mesi, da marzo 2012 al marzo successivo, le imprese femminili sono arrivate a un milione 424.798, pari al 23,5% del totale.

Il salone dell’imprenditoria femminile è stato tutto incentrato su un’arte diventata di questi tempi essenziale: quella «di re-inventarsi. Come rompere gli schemi e riprendersi il futuro». Un’arte che sembra riguardare in particolar modo le donne. Perché se da un lato il mondo del lavoro “tradizionale” continua a soffrire di alcuni problemi strutturali che le coinvolgono (dimissioni in bianco, retribuzioni diverse uomo/donna, mancata valorizzazione del capitale umano femminile), loro (le donne) intraprendono altre strade: come quella di aprire un negozio, un’attività o un’azienda.

I dati dell’osservatorio sull’imprenditoria femminile di Unioncamere lo testimoniano: le imprese femminili hanno un passo più veloce rispetto alla media nazionale. Nel periodo giugno 2012-giugno 2013, mentre le aziende nel loro complesso crescevano dello 0,13%, quelle fondate da donne aumentavano di quasi 5 mila unità, con un incremento dello 0,34%. Molte le società concentrate nelle regioni del Sud (dove i dati della disoccupazione femminile sono allarmanti) capitanate da under 35 (12%) e immigrate (6% dei casi). Dati e storie significative, che si aggiungono a quelle di chi sceglie la via dell’imprenditorialità non per ripiego, ma per un futuro diverso.

“L’immagine che ha guidato questa edizione è un pesciolino uscito dalla sua vaschetta appeso a un palloncino rosso. Simboleggia la rottura degli schemi, la fuga dalla routine, insomma ciò che serve a chi decide di reinventarsi nel lavoro o nella vita”, spiega Mario Parenti, presidente di GammaDonna. “Ma gli sforzi individuali di chi decide di rimettersi in gioco non saranno sufficienti a ridare slancio alla nostra economia se non verranno accompagnati dalla presenza di fattori positivi come tecnologie, strumenti finanziari, formazione”. E un allentamento del morso della burocrazia: secondo il calcolo della Cgia di Mestre, ogni anno le piccole e medie imprese sborsano per la burocrazia la bellezza di 31 miliardi di euro, pari a 7.000 euro ad azienda. Non proprio un incentivo…

A PROPOSITO

Con Angela in viaggio nel paese delle donne che si inventano il lavoro

Angela Padrone

Angela Padrone

Angela Padrone è nata e vive a Roma, dove lavora come caporedattore del quotidiano “Il Messaggero”. Studi a Roma e all’estero (Londra, Edimburgo e Oxford), negli ultimi anni ha dedicato particolare attenzione ai problemi dei giovani e delle donne, studiandone la condizione rispetto al mercato del lavoro e alla politica. Per l’editore Marsilio, Angela ha pubblicato “Precari e contenti. Storie di giovani che ce l’hanno fatta” e “La sfida degli outsider. Donne e giovani insieme per cambiare l’Italia” e, per ultimo, “Imprese da favola”, 158 pagine che illuminano un esercito di toste sognatrici che investono in un’attività in proprio, crescono, creano posti di lavoro, producono beni, servizi, idee, creano alleanze, fanno rete. Riconoscerle, studiarne l’esempio è ciò che serve oggi per ridare nuova speranza alla nostra economia. Per acquistare il volume, in libreria o su angelapadrone.blogspot.com.

Author: admin

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1 Comment

  1. A proposito di imprese in rosa, segnaliamo la nostra avventura professionale: Costanza Barbera (29 anni) e Michela Clerici (28 anni) si laureano in Storia e Critica dell’Arte a Milano, città dove sono nate e cresciute. Dopo un periodo trascorso in Australia tornano in Italia e iniziano brevi esperienze rispettivamente nel mondo del collezionismo privato e nel campo dell’editoria. A causa delle difficoltà che incontrano a inserirsi nel mercato del lavoro decidono di dar vita a un progetto espositivo che curano e organizzano in collaborazione con un terzo ragazzo, Lorenzo Peroni (30 anni). La mostra dal titolo Out of Work riunisce nove artisti italiani che raccontano da un inedito punto di vista la realtà del precariato e più in generale della situazione lavorativa dei giovani in Italia.

    out of work

    Da sinistra Costanza Barbera 29 anni, Lorenzo Peroni 30 anni e Michela Clerici 28 anni.

     
     
     
     
     

    OUT of WORK
    A cura di Costanza BarberaMichela ClericiLorenzo Peroni
    Tel: +39 339 8014823 – +39 340 9006221 – +39 331 8577718
    Email: [email protected]

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