Quel viaggio in funicolare sulla cima di Hong Kong che ti racconta la salita di un tempio del capitalismo mondiale

di Salvatore Giannella

Manuela e Salvatore Giannella in cima al Peak di Hong Kong

Manuela e Salvatore Giannella in cima al Peak di Hong Kong

“In su la cima”: la Pasquetta 2013 l’ho passata in compagnia di mia moglie Manuela, memore del motto di Arnoldo Mondadori, sulla vetta più alta di Hong Kong, il Peak, 500 metri sul livello del mare. Ci sono arrivato dopo una fila chilometrica, già spettacolare essa stessa per via della evidente mescolanza di etnie, e dopo un viaggio emozionante con il Peak Tram, due carrozze che con 120 passeggeri alla volta si inerpicano lasciandosi alle spalle il Centro visite del Wwf, utilizzando formidabili nuove tecnologie per superare l’accentuato dislivello.

Mi è così possibile constatare di persona alcuni straordinari passi avanti compiuti dal “porto profumato” (è questo il significato della parola Hong Kong). Intanto del Peak Tram, come racconta la storia a beneficio dei visitatori in coda. Nel 1873 questa salita ripida era affidata a un solo mezzo: la portantina, sorretta da due portatori, in genere cinesi. Il 30 maggio 1888 iniziò il servizio una funicolare, la prima del genere in tutta l’Asia. Arrivava fino ai due terzi del percorso. Per l’ultimo tratto si doveva far ricorso ai soliti, e solidi, portatori cinesi.

Il Peak Tram (da thepeak.com.hk)

Il Peak Tram (da thepeak.com.hk)

Un Marco Polo ferroviario. Di queste modalità di trasporto trovo testimonianza anche nel diario di viaggio dell’ingegnere ferroviario Attilio Pratesi, del quale sto ricostruendo le escursioni in Cina nel 1899 per contribuire alla costruzione delle prime ferrovie d’Oriente (e chissà se nella guerra dei treni per conquistare la Cina, alternativa commerciale alle rotte vie mare, vedi Corriere della Sera del 25 aprile 2009, non si voglia utilizzare anche questa “arma” editoriale del Marco Polo ferroviario…).

Il 21 gennaio di quell’anno di fine Ottocento, dopo un mese di navigazione da Brindisi (oggi sono sufficienti sole dieci ore di comodo viaggio diretto da Milano e Roma con un aereo della compagnia di Hong Kong, Cathay Pacific) Pratesi sbarca a Hong Kong e, dopo alcune escursioni in città, si dirige verso il consolato dove lo riceve il giovane viceconsole M. Di Villahermosa che, per ordine del console indisposto, Ugo Nervegna, porta il viaggiatore italiano sulla vetta più alta dell’isola donde si domina tutta la metropoli. Lascio la parola ad Attilio Pratesi, originario di Sarzana (La Spezia) e, a proposito del Centro visite del Wwf che costeggia la funicolare, nonno del fondatore e presidente del Wwf Italia, Fulco Pratesi:

“Una funicolare sale sul colle; ma per l’ultimo tratto occorre servirsi di sedan-chair (portantina). Il Peak è alto circa 500 metri sul mare. Dalla sua sommità si gode un magnifico panorama, oggi offuscato dall’aria nebbiosa. Il golfo ha una qualche rassomiglianza con quello, a me familiare, della Spezia: appare completamente chiuso da tutte le parti e circondato da colline a profilo assai vario e frastagliato. E’ disseminato di innumerevoli battelli di ogni specie e dimensione. Sul Peak è edificato un grande quartiere per le truppe inglesi. Gli edifici sono allietati da ben tenuti giardini. Sui fianchi del monte sorgono parecchi villini che costituiscono le abitazioni estive degli europei residenti a Hong Kong, vengono affittate a prezzi esorbitanti.”
giannella channel airone panda 1988

La famiglia paterna di Fulco Pratesi in una foto del 1904: nonno Attilio, il primo a destra, in piedi, con la moglie Ines. Seduti i bisnonni. Sulla sdraio, a sinistra, il padre

La seconda strada più costosa della Terra. Due delle caratteristiche evidenziate da Pratesi sono ancora realtà odierne, a più di un secolo di distanza: 1) la nebbia, che ti impedisce di godere appieno dello spettacolo mozzafiato dei canyon di cemento cresciuti a dismisura sulle rive di Victoria Harbour fino ai condominii dei Mid-Levels e gli altissimi edifici dei centri dirigenziali affollati di Central, e ancora di là, fino a Tsim Sha Tsui, circondato dai rilievi dei Nuovi Territori; e 2) i prezzi esagerati delle case. Questa è tuttora la zona più esclusiva e costosa di Hong Kong. Prezzi da vertigini. Se siete in cerca delle case più care al mondo, andate sul Peak a Severn Road, la seconda strada più costosa della Terra, battuta solo da Avenue Princess Grace nel Principato di Monaco. Vi interessa per caso l’appartamento con quattro camere da letto più una di servizio al n.23, valutato un po’ di tempo fa 50 milioni di euro? O forse preferite affittarlo a 38 mila euro al mese?

La svolta data da Photoshop. Le innovazione tecnologiche nella fotografia, vedi il sistema Photoshop che permette in laboratorio ritocchi fino a ieri impensabili, hanno provocato un sorprendente cambiamento di mentalità rispetto ai tempi di Pratesi. Lui scriveva:

“Cerco di prendere la fotografia di alcuni gruppi di Chinesi. Ma questi appena si accorgono della mia intenzione si allontanano, e non vi è modo di persuaderli che nessun danno possono ricevere dalle fotografie. Così mentre mi accingo a fotografare la portantina in cui sta il signor Nervegna, i quattro uomini che la portano, nonostante la livrea che indossano, subito la depongono a terra, e si nascondono, e preferiscono essere cacciati immediatamente dal suo servizio anziché subire l’onta di essere fotografati. Mi si dice che la loro ripugnanza dipende da questo: che credendo essi nella trasmigrazione delle anime sperano di rinascere in posizione e condizione sociale assai più elevata dell’attuale, di cui non vogliono che rimanga la più piccola traccia. Mi raccontò Nervegna che i suoi servi or sono 15 giorni, fecero lo stesso gioco al Conte di Torino; lo deposero a terra e se ne andarono quando s’accorsero che qualcuno stava per fotografarli.”

La Peak Tower

La Peak Tower

Oggi, invece, sopra il capolinea del Peak Tram, si staglia la Peak Tower, un edificio di sette piani a forma di incudine progettato dall’architetto inglese Terry Farrell per resistere a venti di 270 chilometri orari, una velocità che supera in teoria quella massima di un tifone di decimo grado. Alla fine di un percorso tra negozi, ristoranti, trappole per turisti, si arriva a una terrazza panoramica.

I viaggiatori arrivati fin quassù, anche i più curiosi tra i sette milioni di abitanti dell’odierna Hong Kong, si sottopongono volentieri al rito della foto con alle spalle la spettacolare veduta a 360 gradi dei grattacieli sulle rive della Victoria Harbour. E se, com’è capitato a me e a Manuela, la visione viene offuscata dalla nebbia, nessuna paura: un immediato ritocco al Photoshop cancella quella fastidiosa patina che offusca il profilo del paesaggio. Alla trasmigrazione delle anime, nel tempio del capitalismo dove su appena 300 kmq. si fondono Oriente e Occidente, credono ormai in pochi.

Salvatore Giannella

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