Quelle poetiche “gocce di Russia italiana” raccolte per me da Tonino Guerra e dallo storico Viktor Gaiduk

GOCCE DI RUSSIA ITALIANA

Viktor-Gaiduk-meleto-Tolstoj-Jasnaja-Polijana

Lo storico Viktor Gaiduk, 69 anni, nel meleto di Tolstoj, a Jasnaja Polijana, rinato grazie alle piante della Val di Non (progetto dell’Arci Trentino e della Provincia di Trento).

In occasione dell’incontro sul futuro del turismo in Romagna organizzato dall’Ascom di Cervia, mi sono cadute addosso delle “gocce di Russia”, storie romagnole e russe che insaporivano una guida speciale edita nel 1998 per conto della Regione Emilia Romagna dalla piccola bottega editoriale che fondai, Delfi. Si chiamava rimRimini, ed era la prima rivista per i viaggiatori russi che, in numero crescente, sbarcavano (e sbarcano) a Rimini e sulla Riviera romagnola. Quelle gocce di Russia sono dovute alcune a Tonino Guerra, che con la moglie russa Lora supervisionò il lavoro, e altre a Victor Gaiduk, oggi 69enne, storico russo di grande talento, stimato da Indro Montanelli che lo volle suo collaboratore da Mosca e insignito nel 2004 dal Presidente Carlo Azeglio Ciampi del titolo di Commendatore dell’Ordine della stella della solidarietà italiana per meriti in campo scientifico e culturale.

A Viktor e a sua moglie Tania, docente di italiano all’università della capitale russa, avevo voluto dedicare idealmente quella guida destinata ai viaggiatori russi curiosi per natura.

Chi sono Victor e Tania? Ecco il loro profilo che allora disegnò Tonino. “Victor e Tania si sposarono nel 1973 e durante i loro numerosi viaggi hanno sostato molte volte in Romagna, con la giovane figlia Stasia, laureata in glottologia e profonda conoscitrice del francese e dell’italiano, alloggiando talora al Grand Hotel di Rimini, ora a Riccione e una volta anche a Bellaria.
Victor e Tania fecero il viaggio di nozze in Siberia, nella zona di Ust-Nera, quella che gli scienziati chiamano il Polo Nord del freddo. La terra è gelata e i monti sembrano degli specchi che prendono i colori del cielo. Quindi possono essere azzurri o rossi o anche neri. Sei mesi di notte e sei mesi di sole continuo. La terra è coperta di ghiaccio perenne e le case e le isbe si reggono su palafitte di legno o di cemento o di ferro.
Con il tempo il calore delle case scende lungo questi sostegni, la terra gelata si ammorbidisce perché il ghiaccio si scioglie e le isbe perdono la loro immobilità iniziale; diventa un mondo traballante. Con i grandi venti tutte le strade possono oscillare leggermente così da pensare che ci si trova in una città ubriaca. D’inverno il fiato diventa una polvere di cristalli e ti senti nudo anche se sei coperto da tre tute imbottite, una sull’altra. E’ la zona delle miniere d’oro.
Gaiduk e sua moglie visitarono anche il piccolo convento dei Vecchi Credenti, l’antica forma di religione ortodossa prima che il patriarca Nikon producesse il grande scisma. I pochi monaci temono il diavolo che è padrone assoluto di tutti i macchinari moderni. Vanno a piedi o a cavallo. Bevono acqua calda con l’odore di erbe aromatiche. Tengono i bicchieri sempre a testa in giù per una precauzione contro il diavolo. E quindi bevono e rovesciano subito il bicchiere o le tazzine sul legno delle tavole. I recipienti grandi e i secchielli vengono sbarrati nell’apertura in alto da un filo d’erba lunga. Da sempre, per chi arriva a Ust-Nera la grande cosa che consola è sentirsi liberi. Ed è per questo che Gaiduk e sua moglie, viaggiatori curiosi, scelsero di fare il loro viaggio di nozze in questa terra gelata”
.

In onore di Viktor e Tania, ripubblichiamo, arricchendole, alcune di quelle poetiche “gocce di Russia”.

GOCCE DI RUSSIA ITALIANA / 1

Il vento

Rimini: la facciata del Tempio Malatestiano, di Leon Battista Alberti, opera chiave del Rinascimento.

Rimini: la facciata del TempioMalatestiano, di Leon BattistaAlberti, opera chiave del Rinascimento.

Aleksandr Nikolaevic Veselovskij (Mosca 1838 – San Pietroburgo, 1906), il grande filologo e storico appassionato dell’Italia e delle sue biblioteche antiche, sollecitato dal suo amico Giosuè Carducci che frequentò durante il suo soggiorno in Italia (1864-1867), venne per la prima volta a Rimini nell’autunno del 1864. Andò per ammirare la cattedrale di San Francesco, oggi più conosciuta come Tempio Malatestiano, e la sua facciata rinascimentale di Leon Battista Alberti. E’ nato così il suo libro più famoso Il paradiso degli Alberti (1870), da ricordare insieme a La bella Italia e i nostri turisti settentrionali, edito sei anni prima*.

Aleksandr Veselovskij. Fondamentali si suoi studi sul Rinascimento italiano.

Aleksandr Veselovskij. Fondamentali i suoi studisul Rinascimento italiano.

Nell’autobiografia Veselovskij scriverà con un pizzico di autoironia: “Ho iniziato una storia monumentale del Rinascimento italiano, quasi dalla caduta dell’Impero! Una massa di letture e di appunti; qualcosa mi è rimasto fino a oggi, molto lo ha portato via il vento dalla finestra del mio appartamento e il giorno dopo mi hanno mandato dalla bottega sotto casa un pezzetto di burro avvolto nelle mie speranze”.

“E’ stato in qualche modo un ammonimento”, dirà Veselovskij al suo amico Giosuè Carducci, “che per un lavoro serio ci si impiega una vita”.

Ma il russo Veselovskij preferiva la logica dei fatti più insignificanti,ma concreti, alle più efficaci generalizzazioni. Imparò a Rimini l’inutilità dei giudizi e delle condanne all’ingrosso. A partire dall’esperienza romagnola Veselovskij parla del singolare destino storico dei comuni italiani, schiacciati tra il Papato e l’Impero: “Tra i Tedeschi in ritirata e i Normanni in arrivo si sviluppa in mezzo, sotto lo sguardo vigile dei papi, una vita specificatamente italiana, cittadina, comunale. I baroni feudali si appartono nei castelli, sui monti, lasciando la pianura e la costa al commercio e alla libertà”.

* Un estratto da La bella Italia: “Da tempo immemorabile l’Italia è considerata il paese degli artisti, la terra promessa, dove la natura stessa è più fresca e più bella che negli altri luoghi, dove ogni prospettiva è una decorazione sulla quale si stende un cielo azzurro di Poussin, dove tutti gli uomini in belle pose fumano sigari e parlano con le serenate. Quando eravamo ancora sui banchi di scuola, riportavamo un’impressione simile o quasi simile dai grossi manuali di geografia, dove, tra due cifre inevitabili sulla popolazione, trovavano posto i boschetti di limoni e di aranci, e l’azzurra penombra della grotta di Posillipo. Poi leggemmo Roma di Gogol’, al tramonto in qualche luogo di villeggiatura d’estate, e forse sospirammo con un profondo sospiro di sedicenni, quando, sollevati gli occhi dal libro, essi si incontravano col grigio azzurro panorama, con le colline basse e le eterne betulle della via di Arakceev.”

1. Continua. Nella prossima puntata: L’acqua.

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