Polonia: Un futuro ad arte per Katowice

di Tom Riley, New Eastern Europe*

Per scrollarsi di dosso l’immagine di decadenza, l’ex città mineraria della Slesia tenta di rilanciarsi attraverso l’arte e l’architettura, seguendo l’esempio di Bilbao

Le acciaierie di Katowice (Christopher Pillitz)

Le acciaierie di Katowice (Christopher Pillitz)

Nell’ottobre del 1997 a Bilbao fu inaugurato il museo Guggenheim, che trasformò una città postindustriale in una calamita per i turisti da tutto il mondo. Progettato da Frank Gehry e costato circa cento milioni di dollari, il museo ha avuto un successo immediato, con quasi 4 milioni di visitatori nei primi tre anni.

Il Muzeum Slaskie di Katowice non riceverà la stessa attenzione mediatica e non sarà mai popolare come il Guggenheim, ma ci sono buoni motivi per pensare che possa avere un effetto simile sulla crescita della città. L’elemento più attraente del Muzeum Śląskie non è la sua architettura, anche se il raffinato design dell’edificio (sul sito di un’ex miniera di carbone) è davvero impressionante. Come Bilbao, Katowice non è una semplice città industriale e provinciale: la sua storia e la sua identità sono qualcosa di unico.

Gli slesiani sono la minoranza più nutrita del paese: nel censimento del 2011 le persone che hanno dichiarato di essere di nazionalità slesiana erano 817mila. La seconda minoranza del paese, i casciubi, sono appena 229mila. Molti polacchi considerano la recente avanzata del “nazionalismo” slesiano una pericolosa minaccia per la forte narrativa nazionalista che negli ultimi 200 anni ha permesso alla Polonia di superare le divisioni imposte dall’alto, l’occupazione tedesca e la dominazione sovietica.

Katowice non può permettersi di alienarsi potenziali investitori nella regione, indipendente dalla loro provenienza. Al contrario, più riuscirà a legarsi agli imprenditori tedeschi e meglio sarà per l’economia locale. Un tempo la città, chiamata Kattowitz, segnava infatti il confine sud-occidentale dell’impero tedesco.

Un ibrido culturale. È stato in questa regione di frontiera tra l’est e l’ovest che si sono sviluppate la lingua e la cultura slesiana, insieme alla rivoluzione industriale e la costruzione delle ferrovie. Lo slesiano è un dialetto del polacco, ma la base del suo vocabolario è germanica. Questo ibrido culturale è il punto di forza della regione, specialmente per quanto riguarda il museo. Come la Catalogna e il Paese Basco sono sopravvissuti alla soppressione durante l’era di Franco in Spagna, così l’Alta Slesia è emersa culturalmente intatta dal periodo comunista, quando Katowice è stata brevemente rinominata Stalinogród.

Dopo la prima guerra mondiale, in Alta Slesia è stato organizzato un plebiscito per decidere se la regione dovesse rimanere parte della Germania o entrare nella nuova Repubblica Polacca. Dopo le rivolse siluriane del 1919, 1920 e 1921 la Lega delle Nazioni ha deciso di dividere la regione in una parte orientale e una occidentale.

Negli anni tra le due guerre Katowice è stata il centro dell’unico voivodato autonomo della Polonia (quello dell’Alta Slesia orientale), uno status che si riflette nel grandioso edificio del Parlamento slesiano (1925-29) e nell’architettura modernista degli anni Trenta, che ha fatto guadagnare alla città il soprannome di “Chicago polacca”.

Sostegno a Solidarnosc. Dopo l’occupazione nazista l’intera Slesia è stata annessa alla Repubblica popolare di Polonia. Negli anni Ottanta le miniere di carbone hanno fornito una base di sostegno a Solidarność, e il 16 dicembre 1981 nove minatori in sciopero sono stati uccisi dalla polizia antisommossa presso la miniera di Wujek, poco dopo l’introduzione della legge marziale.

Dal collasso del comunismo è in corso una rinascita dell’identità slesiana, culminato nei risultati del censimento del 2011. Oggi i curatori del museo devono affrontare un compito difficile e negoziare le politiche di questa complessa e unica narrativa storica. Di sicuro hanno a disposizione un sito e un edificio in grado di rendere giustizia alla tradizione slesiana, e sembra vogliano creare una moderna e esposizione interattiva simile a quella del Warsaw Rising Museum.

Il Muzeum Śląskie è solo una parte dell’ambizioso progetto di riqualificazione della città. La stazione ferroviaria di Katowice e la piazza principale sono al centro di una ristrutturazione su larga scala. Il museo è inserito in una “zona culturale” che include una nuova sede per la Polish National Radio Symphony Orchestra. La vicina Mariacka Street è diventata un punto focale per la vita notturna cittadina dopo essere stata trasformata in una via pedonale nel 2008. Uno dei maggiori problemi di Katowice è la sua popolazione ridotta (trecentomila mila abitanti, la decima città del paese), che le impedisce di ricevere l’attenzione che merita come centro di una delle più grandi aree urbane d’Europa. La formazione nel 2007 del Gzm (Unione dell’Alta Slesia metropolitana) potrebbe contribuire ad accrescere il senso di identità collettiva alla zona. Il successo della riqualificazione di Katowice sarà misurato anche con l’impatto rinnovatore che avrà sulle vicine Chorzow e Bytom.

Quando sarà completato, il nuovo Muzeum Śląskie offrirà un’altra una buona ragione per visitare il centro di Katowice. Bilbao ha dimostrato che si può reinventare una città post-industriale, e ha ispirato progetti simili nei Salford Quays di Manchester e nel Quayside di Newcastle. In molti pensano che il Muzeum Śląskie riuscirà a esprimere questo potenziale e rimettere la città sulle mappe d’Europa, come ha fatto il Guggenheim con Bilbao.

neefonte: New Eastern Europe, Cracovia / Presseurop / Traduzione di Andrea Sparacino.

New Eastern Europe è un trimestrale in lingua inglese edito a Cracovia dedicato alle questioni dell’Europa centro-orientale. Il suo obiettivo è stimolare l’analisi e il dibattito sui paesi ex-comunisti. Ospita contributi di giornalisti, analisti, scrittori, storici e politici. Diffusione: 3.700 copie.

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