Paolo Meola, lo startupper che si autofinanzia con le donazioni del popolo della rete

CERVELLI D’ITALIA

di Andrea Celauro*

Genovese, si è laureato in Bocconi e oggi studia in California, dove è arrivato grazie a una borsa di studio Fullbright ma dove si sostiene anche grazie al crowdfunding, ossia la richiesta al popolo della rete di supportarlo economicamente attraverso microdonazioni. E intanto ha creato un’impresa innovativa per renderci la vita più facile con i biglietti da visita

Paolo Meola

Paolo Meola

“Quando ho un’idea non penso semplicemente a come posso realizzarla, ma a come posso trasformarla in una start up, in un’impresa innovativa”. In questa frase è racchiuso tutto lo spirito imprenditoriale di Paolo Meola, laurea specialistica in Bocconi in Discipline economiche e sociali nel 2012, e la sua visione del mondo. Una visione in cui la realtà, più che una sequenza di fatti, è un insieme di potenziali occasioni. Paolo è un giovane startupper, cofondatore di vubi.co, una piattaforma (ancora work in progress) per la realizzazione di biglietti da visita virtuali, e da gennaio studia management e business a Berkeley, California, nei pressi della Silicon Valley, dove è arrivato grazie a una borsa di studio e dove si mantiene anche grazie al crowdfunding (dall’inglese crowd, folla e funding, finanziamento), il processo collaborativo di un gruppo di persone che utilizza il proprio denaro in comune per sostenere gli sforzi di persone e organizzazioni. Insomma, un processo di finanziamento dal basso che mobilita persone e risorse.

Studente eccellente. A Berkeley, Paolo ci è arrivato partendo da Genova, dove è nato nel 1987 e dove ha conseguito la laurea triennale, poi la specialistica in Bocconi, dove è uno dei vincitori delle borse merit award per gli studenti eccellenti, e il Collegio di Milano, infine la laurea a marzo 2012 con una tesi in macroeconometria, la vittoria della borsa di studio Fullbright Best, dedicata alla formazione imprenditoriale presso le università statunitensi, e la partenza per gli Usa. Ma se il curriculum accademico è di tutto rispetto, è nella vita privata che emergono le sue vere aspirazioni. Mentre è ancora studente inizia infatti a lavorare nel network Startupbusiness. “Si tratta di uno dei più importanti ‘link’ tra start up e investitori, un network che aiuta gli startupper, attraverso la valutazione dell’idea d’impresa e il mentoring, a definire il progetto e a presentarsi al meglio a chi decide di investire”, spiega Paolo.

Niente biglietti in tasca. Quando si laurea, dunque, Paolo Meola ha già alla spalle oltre un anno di lavoro nel mondo delle start up, “cosa che mi ha sicuramente dato un grande vantaggio”. Esperienza, sommata all’altra di sviluppatore web, che lo ha portato a conoscere la borsa Fullbright Best e a decidere di mettersi in gioco aggiungendo alla formazione sul campo anche quella post universitaria più prettamente imprenditoriale. Non prima, però, di aver dato vita, insieme a un collega bocconiano e ad altri amici conosciuti al Collegio di Milano, alla sua creatura. Un’idea semplice, ma effettivamente efficace. Paolo la racconta così: “Poco dopo la laurea ho pensato a farmi dei biglietti da visita. Da qui l’idea: perché non renderli digitali e scambiarli via smartphone?” Niente biglietti in tasca, nessun rischio di dimenticarli (a meno di dimenticare il telefono). Il tutto funziona attraverso una piattaforma, vubi.co, e grazie ai QRcode. Si crea su vubi.co il proprio biglietto e il gioco è fatto: si ha sempre in tasca una versione elettronica del proprio biglietto e, attraverso il QRcode che è inserito su di esso, si può passare in un attimo il proprio e salvare quelli degli altri (purché appunto, a loro volta, siano dotati di codice). “Al momento siamo ancora in fase di costruzione del sistema, la piattaforma è ancora in versione beta, ma abbiamo giù un migliaio di utenti e l’interessamento di alcune aziende, che potrebbero risparmiare sul budget dei biglietti da visita facendo stampare il QRcode direttamente sul badge aziendale”.

Raccolti seimila euro. Negli ultimi mesi, vista l’imminente partenza, Paolo ha avuto un’altra idea. Dato che la borsa Fullbright Best avrebbe coperto per lo più il corso di studi, ma non la permanenza in quel di Berkeley, ecco la soluzione: il crowdfunding, ossia la richiesta al popolo della rete di supportarlo economicamente attraverso microdonazioni. Per farlo ha creato un’altra piattaforma, Startmylifeup, all’interno della quale Paolo spiega chi è e cosa vuole fare. “Finora ho raccolto 6 mila euro, che mi stanno permettendo di pagare l’alloggio qui a Berkeley. Credo di essere uno dei primi ad avere avuto l’idea di fare crowdfunding su me stesso”. Il giovane bocconiano ha poi intenzione di sviluppare questa piattaforma anche per gli altri. “Mi piacerebbe che diventasse una start up per aiutare economicamente studenti meritevoli che vogliano formarsi negli Usa. Anche perché il sistema, da questo punto di vista, è molto diverso. Qui uno studente, per frequentare l’università, sa che si dovrà indebitare. In Europa non siamo abituati a pensare in questi termini”.

Intanto, cominciati da tre giorni i corsi, le differenze appaiono anche nell’insegnamento: “Un docente di organizzazione aziendale è un ex marine. Abbiamo passato ore intere a gonfiare palloncini e a lanciarli tra noi cercando di non farli cadere”. Uno scherzo? “No, era un compito ben preciso di team building che insegna la collaborazione”. Un metodo inusuale, forse, ma di certo interessante per chi, come Paolo, ha fatto del pensare fuori dagli schemi la propria vita.

Fonte: Via Sarfatti 25, il quotidiano online della Università Bocconi, viasarfatti25.unibocconi.it, con rubriche, canali di approfondimento e servizi utili

Author: admin

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