Per un ministero dell’economia della cultura e del turismo. Se non noi, chi?

di Antonio Capitano, Tafter

big046Gli attuali programmi dei principali schieramenti non prevedeno la cultura e il turismo tra gli obiettivi primari ed essenziali con tutto ciò che ne consegue. Per la verità nei dibattiti televisivi si parla sempre di tutto e di niente allo stesso tempo. Ma è rarissimo ascoltare qualcuno che parli di economia della cultura in un momento in cui la cultura dell’economia non ha dato molti frutti. Un immobilismo imperdonabile che misura il grave deficit del nostro Paese fino a quando non si decida di uscire finalmente dal tunnel attraverso la connessione tra la nozione di cultura/turismo e quella di impresa/sviluppo e quindi benessere. Manca una concreta idea di patriottismo civico frutto dell’insegnamento storico di quella civiltà culturale che ha avuto origini in Italia e che oggi più che mai deve essere riscoperta per la salvezza del Paese.

Dopo il fallimento del modello di un Ministero per i Beni e le attivtà culturali è fondamentale aggiornare il quadro di riferimento attraverso nuovi strumenti incisivi e determinanti. Di qui la necessità di un Ministero per l’Economia della cultura e del turismo che possa sviluppare la competività del Paese attraverso azioni concertate e primi fra tutti gli enti locali.

Potrebbe essere un modello ministeriale snello con uno sguardo all’Europa e alle possibilità che possano crearsi. Spesso, a livello locale, vi è inadeguatezza a seguire le possibilità comunitarie e ciò anche in relazione alla miopia di amministratori e di conseguenza degli operatori non al passo con i tempi. L’esigenza di coniugare la conservazione con la valorizzazione e dunque con la capacità di creare sviluppo è assolutamente un compito essenziale per questa nuova Italia attraversata dalla crisi e che deve necessariamente contare sulle sue forze che non sono poche se si pensa a modelli stranieri che con molto meno fanno crescere cittadini e PIL.
Peraltro, si pensi all’organizzazione di attività culturali da parte dei Comuni che, se giustamente non possono più assorbire risorse da destinare invece alla protezione sociale o alla manutenzione delle infrastrutture, devono orientarsi sempre di più verso l’obiettivo dell’autosufficienza cioè all’autofinanziamento, ancorché parziale.
Pertanto, mai più spettacoli gratis e adozione di modelli gestionali orientati alla fattibilità economica, basati anche sul coinvolgimento attivo degli artisti o delle associazioni/soggetti che promuovono gli eventi.

Non basta di certo questo articolo a elencare tutte le opportunità e le criticità ma occorre di sicuro abbandonare strutture ministeriali obsolete per passare a esperienze concertate di “democrazia amministrativa” che possano aziendalisticamente non essere soltanto costo ma soprattutto ricavo. E’ una sfida e forse una provocazione. Ma un museo chiuso o non fruibile è inutile. Un cinema decadente è inutile. Un teatro che non programma è inutile. E’ arrivata l’ora di far fruttare i tesori chiusi nelle stanze, nelle città e nelle teste di chi non pensa che l’Italia si può ancora salvare se si cambia marcia e se lo Stato con nuovi modelli gestionali possa selezionare progetti meritevoli che permettano alle parole cultura e turismo di entrare a far parte a pieno diritto nella famiglia dell’economia senza se e senza ma.

Fonte: Tafter

Author: admin

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2 Comments

  1. Identikit di Massimo Bray,
    nuovo Ministro per i Beni e attività culturali
    e del Turismo

    Come avevamo auspicato, Il nuovo governo, presieduto da Enrico Letta, vede al timone del dicastero per i Beni e le attività culturali, con delega al turismo, un ministro unico: Massimo Bray. Scopriamo chi è con questo breve identikit tracciato da Tafter.it.

    massimo_bray

    Nome Massimo
    Cognome Bray
    Luogo e data di nascita Lecce, 11 aprile 1959

    Incarichi assunti Ministro per i Beni e le attività culturali con Delega al Dipartimento del Turismo

    Formazione Laureato in Lettere e Filosofia

    Curriculum

    Nel 1991 entra come redattore responsabile della Sezione Storia Moderna nell’Istituto della Enciclopedia Italiana e tre anni dopo ne diviene direttore editoriale.

    Attualmente è direttore responsabile della rivista Italianieuropei, collegata all’omonima Fondazione di cultura politica, cui fanno parte anche Giuliano Amato e Massimo D’Alema.

    E’ presidente del consiglio di amministrazione della Fondazione La Notte della Taranta, che svolge attività di promozione e divulgazione della cultura salentina, organizzando il festival estivo che da anni riscuote grande successo.

    Annovera inoltre un suo blog su l’Hufifngton Post Italia e un sito web personale che porta il suo nome.

    E’ stato eletto alla Camera dei Deputati nelle elezioni del 24 e 25 febbraio 2013, candidandosi nelle liste del Partito Democratico.

    Visione

    Nel suo sito internet Massimo Bray parla così della cultura:

    “In Italia, la Cultura ha la possibilità di riappropriarsi del ruolo e la considerazione passata, riacquistando la capacità di influenzare le scelte politiche, sociali ed economiche. La Cultura è elemento costitutivo della personalità del cittadino, della sua capacità di giudizio, elemento centrale per rendere più libero, indipendente il singolo individuo. La Cultura dunque deve essere al centro dell’attenzione di chi ha responsabilità istituzionali, stimolo e catalizzatore di attenzione, dibattiti, progetti, fornendo gli elementi guida ai cittadini per sviluppare le capacità di scelta e di proposta. La Cultura e i beni culturali non possono essere trattati come un bene normale, come una merce che si può comprare e vendere a seconda del l’utilità del momento.
    Ricondurli ad una sfera pubblica non deve significare affidarli alla sfera politica, ma alle cure e al controllo della comunità. La Cultura così interpretata diviene elemento fondante della necessità di ricostruire il nostro Paese”.

    Il neo-ministro ritiene dunque necessario parlare di più culture:

    1. La Cultura dei Diritti: “Il diritto di ciascuna donna e uomo che vivono in Italia, si di vedere pienamente applicato il “diritto dei diritti”, ossia la Costituzione Repubblicana, unico modo per vivere non con diritti adattati alle esigenze di singoli o di comunità e corporazioni particolari, ma con diritti uguali per tutti”.
    2. La Cultura dell’integrazione e della solidarietà: “Perché non ci si illuda che basti alzare mura e scavare fossi per difendere identità reali o, come capita, immaginarie. L’Italia deve partecipare in modo responsabile e solidale, con le migliori sue energie politiche, al vigoroso processo di trasformazione del mondo attuale”.
    3. La Cultura della Formazione: “Dove l’istruzione sia considerato straordinario strumento di mobilità sociale, pietra fondante della costruzione del futuro dei giovani, e della leadership italiana”.
    4. La Cultura del Lavoro: “Il diritto al lavoro è elemento principale per il cittadino, senza dimenticare l’attenzione alla qualità dello stesso, e lo stesso diritto a cambiare lavoro, come generatore di valore”.
    5. La Cultura della Politica economica: “La valorizzazione degli sforzi passati dell’integrazione europea, e l’apertura al confronto critico e costruttivo con le diverse realtà economiche per introdurre innovazione e generare valore a riduzione della sperequazione”.
    6. La Cultura del Passato: “L’attenzione alla tutela e valorizzazione del passato per generare valore per il futuro; la comprensione del valore del nostro patrimonio culturale, ambientale e paesaggistico come guida nella generazione della volontà di rispettosa Cultura del futuro”.
    7. La Cultura del Digitale: “La considerazione della centralità del digitale per il cittadino, motore di sviluppo democratico, e media di esportazione della cultura verso il mondo non solo virtuale”.
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  2. Molto bene, che si inizi a cambiare la struttura del Ministero. Agile e snello. Quando si parla di Riforme non si parla mai di dare nuova forma e sostanza ad un Ministero oggi decisamente vitale per il Paese. E’ bene pensare ad una ri programmazione per partire con approcci diversi e dinamici. Obiettivo: produrre sviluppo! E lavoro!

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