P come Progedit di Bari. Un calamaio che ha messo radici e germoglia, questo è un Dato

LUNGA VITA AI PICCOLI EDITORI (4)

scheda storica a cura di Salvatore Giannella

In quel freddo pomeriggio d’inverno, gennaio 1997, mentre la macchina procedeva verso lo studio del notaio, il paesaggio innevato della Murgia barese folgorò Gino Dato del ricordo degli altri “biancori” della sua vita.

Gino Dato (Bari, 1949), editore della Progedit. Nel '73 si è laureato in Storia contemporanea nell'ateneo barese, relatore Franco De Felice, correlatore Giuseppe Vacca.

Gino Dato (Bari, 1949), editore della Progedit. Nel ’73 si è laureato in Storia contemporanea nell’ateneo barese, relatore Franco De Felice, correlatore Giuseppe Vacca.

Il bianco dei libri e delle cartelle battute e ribattute alla Olivetti Lettera 22 (un regalo dei genitori) per la tesi di laurea in Storia contemporanea, nel 1972, con i suoi maestri Beppe Vacca e Franco De Felice.

E poi il bianco delle mattine alla Fondazione San Giorgio, a Venezia, a seguire il corso post laurea di Scienza della politica con i Giovanni Sartori, i Giorgio Galli, i Gianfranco Pasquino, i Miglio e gli Urbani, non ancora prestati alla politica ma solo alla scienza della politica. Quelle mattine, dopo una notte insonne per godere di Venezia, ti avvolgevano nelle nebbie d’un tratto alte sulla laguna. O, d’estate, del baluginare del sole sulle onde aperte dal motoscafo. E c’era poi il biancore raffinato dei capelli di Renato Mieli, uomo acuto e folgorante, che seguiva e coccolava con occhio vigile e severo nelle lezioni del suo Ceses.

E ancora lo assaliva il biancore di quella sigaretta Nazionale senza filtro che inanellava fumo mentre l’editore Vito Laterza, in quel pomeriggio del 1976, gli diceva “Vogliamo fare di lei un redattore editoriale”. E i biancori del foglio che si riempiva di appunti ogni volta che l’editore ti impartiva le sue lezioni di pratica editoriale: Se la sera hai un’idea il giorno dopo devi costruire il progetto…

In un attimo, quel pomeriggio del 1997, un quarto di secolo dopo, si condensarono le ombre di una ellisse. E di una necessità: continuare a fare quello che aveva imparato a fare. A dispetto anche dei suoi stessi maestri di un tempo. Ora, tra una partita di tennis o una biciclettata o la pausa dedicata al giardinaggio, non c’erano più i bei biancori che riscaldavano e guidavano, il conforto di una lezione. Ora c’era il biancore di un paesaggio nuovo, infido, spettrale, per una nuova avventura, nella quale dovevi giocare e mettere a frutto tutto te stesso.

La Progedit nasce dal bagaglio di un patrimonio di professionalità pregresse. Determinante per il nuovo editore fu, nella Laterza, dal 1976 al 1997, una lunga esperienza di lettura e promozione di titoli, a stretto fianco con Vito Laterza, che “gli concedeva” di assisterlo per la cura grafica delle copertine. «La scuola di questa importante figura», ricorda oggi Gino Dato a Giannella Channel, «è stata determinante e non teme al momento confronti sul mercato».

marina_laterzaIl marchio della Progedit, ideato dal grafico barese Geppi De Liso, richiama la natura primigenia della sigla e delle idee che la fondavano: il calamaio che ha messo radici e che germoglia indica come i progetti per fare libri non possano essere scissi dalle competenze tecniche. In quel momento l’editore chiamò con sé due vecchie colleghe, Marina Laterza (foto a sinistra), laurea in filosofia a Firenze con Eugenio Garin che a lungo aveva lavorato nella redazione anche a opere monumentali, e Alessandra Spadino, che aveva maturato molti anni nell’Ufficio tecnico.

Nel catalogo, tra le collane di rilievo che sono venute gemmando negli anni, ricordiamo «Letterature», diretta da Ettore Catalano, «Arti Musica Spettacolo», diretta da Giovanni Attolini e Pierfranco Moliterni, «Interpretare», diretta da Ferruccio De Natale, «Culture Segni Comunicazione», diretta da Patrizia Calefato, «Pedagogie», diretta da Isabella Loiodice, «Storia dell’educazione» diretta da Antonella Cagnolati, «Storie e ricerche sull’educazione mediale» diretta da Pierpaolo Limone, «Sociologie», diretta da Enzo Persichella.

Un graduale allargamento dell’offerta del mercato della formazione al territorio in generale ha portato a una maggiore attenzione alla cultura materiale e alla tutela delle risorse (ricordiamo la collana «Lunari» e «Il Paese di Cuccagna», diretta da Pietro Sisto e, ancora, «Reti», «Itinerari», «I Protagonisti»), alla storia (la collana «Storia e Memoria», diretta da Ennio Corvaglia, Vito Antonio Leuzzi e Luigi Masella), alla medicina e alla salute («Scienze della salute»).

La collana «Racconti» raccoglie volumi di poesia e di narrativa ospitando talenti poetici ma si caratterizza per l’assenza di una pura fiction a favore di testi d’impegno che raccolgono spunti offerti dalla cruda attualità o da tematiche scottanti (per esempio, i poteri mafiosi, l’usura, la disoccupazione, la violenza sui minori).

Negli ultimi anni, la casa editrice si è aperta al mondo dei bambini, con titoli come Favole pugliesi, I grandi non capiscono mai niente, L’insalata era nell’orto, Storie di Bimba e, ultimo, In punta di stella, tutti di grande successo.

La casa editrice Progedit si caratterizza quindi come una realtà produttiva in forte sviluppo, orientata ai bisogni del mercato universitario ma anche a quello della varia e del territorio. Promozione e distribuzione librarie sono affidate a una rete di librerie fiduciarie e al commercio elettronico, con l’ausilio di un sito e di un capillare programma di incontri e presentazioni.

La Progedit è inoltre tra gli otto editori pugliesi che hanno fondato e animato l’esperienza dei Presidi del libro e fa parte dell’Associazione Pugliese Editori (APE).

SUL COMODINO DI MARINA LOSAPPIO

Come parlare ai bambini di lager nazisti e di Shoah? Provate con racconti e disegni “in punta di stella”

inpuntadistella“Le parole per dirlo”, come il titolo di un famoso libro di Marie Cardinal: queste parole che dicono il dolore, la solitudine, la paura, la fame, la prigionia, il freddo le ha trovate la scrittrice Anna Baccelliere (di Grumo Appula, Bari) che si è cimentata nel delicatissimo compito di raccontare ai bambini, con storie, filastrocche, pensieri, nel modo più delicato e umano possibile, quel grande evento di disumanità che l’Olocausto (dal greco, “bruciato interamente”) ha rappresentato per il ‘900: lo sterminio di un numero compreso tra i 5 e i 6 milioni di ebrei (e non solo) di ogni sesso ed età.

Il racconto , scandito in tre momenti narrativi (con l’incanto, con gli interrogativi, con i sogni) è corredato e inframezzato dalle immagini di Liliana Carone, illustratrice barese esperta di letteratura per ragazzi. La magia emotiva di questo libro, destinato ai bambini ma da leggere anche per gli adulti, sta proprio nella fusione perfetta di parole e segni, come appare dall’incipit: “Quando vivevo a casa, spesso giocavo con nonno Elia”, corredato dalla illustrazione dei volti, ancora sereni e fiduciosi del bambino-io narrante e del nonno, affettuosamente sorridente all’avvenire, mentre sullo sfondo corrono, come in un film, le case sicure e illuminate del prima, che si avviano al rovesciamento del dopo… e compaiono, già nella prima storia (Conto e m’incanto) le stelle, filo conduttore di tutto il libro. le stelle gialle a sei punte dei bambini ebrei, (motivo conduttore del secondo racconto) ma anche le stelle lucenti che si possono vedere nel cielo, nonostante il filo spinato, quelle stelle che sono il tema della “filastrocca un po’ paurosa”, nel secondo momento narrativo.

Dunque si può raccontare l’orrore senza spaventare, con parole che rimandano alla realtà brutale dei lager e della condizione degli internati-bambini, ma lasciando un messaggio di speranza, la possibilità che da un pugno di terra, grazie ai bambini, possa rinascere qualcosa che cresca nel futuro, che faccia credere che Dio non è morto ad Auschwitz, come in una famosa canzone-preghiera.

L’autrice e l’illustratrice non tralasciano e non dimenticano nulla di quell’orrore: c’è la neve, c’è il filo spinato, ci sono i topi, ci sono i numeri sul braccio dei bimbi, c’è il cibo avariato, c’è un mondo in frantumi, un mondo che si è capovolto. Ma parole e disegni non danno angoscia, bensì fiducia in una luce che possa penetrare il buio fitto della notte; il racconto si chiude con il sogno dei bambini, il sogno di libertà che supera le recinzioni e riporta la vita a germogliare piano, a cercare la via di una nuova umanità, caratterizzata dalla consapevolezza del passato e dalla tolleranza e dal rispetto per l’altro.

Il piccolo alfabeto illustrato della Shoah (in lingua ebraica vuol dire “catastrofe”, “distruzione”), al termine delle tre sezioni, è un contributo didattico interessante e intelligente ai docenti e ai genitori, perché possano spiegare, grazie anche alle foto d’epoca, i riferimenti precisi dell’Olocausto.

Mancava, nel panorama letterario di letteratura per ragazzi, un libro di questa forza, di questa intensità, di questa capacità emotiva. Ne siamo grati alle autrici e all’editore, che ci hanno consegnato un pezzo di memoria da tramandare alle giovani generazioni, nella scuola e nella famiglia.

marina_losappio* Marina Losappio è da dieci anni presiede l’Associazione Presìdi del libro, referente delle attività culturali del Dolceamaro Caffè d’Arte, punto di incontro della cultura barese (qui hanno presentato i loro libri, per citare alcuni autori, Corrado Augias, Alessandro Barbero, Camilla Baresani, Gianrico Carofiglio, Benedetta Craveri, Gianfranco Dioguardi, Vittorio Gregotti, Piero Melograni, Giorgio Ruffolo, Ennio Remondino: il Presidio ha inoltre organizzato mostre d’arte e mostre di grandi editori d’arte, concerti e letture pubbliche): E’ anche organizzatrice, per i Presìdi, di convegni sulla promozione della lettura in collaborazione con altre associazioni ed esperti del settore. Fa parte dell’Associazione nazionale Forum del libro, che si occupa di raccogliere e diffondere le più importanti esperienze di lettura nazionali e internazionali, promuovendo iniziative di coinvolgimento di tutti i settori istituzionali e giornalistici che si occupano di cultura.

alberonatalelibriL’ALBERO DEI GIOIELLI PROGEDIT

I magnifici sette volumi della Casa editrice barese per un viaggio privato e misterioso

  • Cinema e pittura. Dall’effetto-cinema nell’arte figurativa alla “cinepittura digitale”
    di Angelo Moscariello, pp.152 , euro 17,12
    Come il cinema di oggi guarda alla grande pittura del passato.
  • Novecento a colori
    di Raffaele Nigro, pp. 256, € 17.12
    L’arte contemporanea, le sue forme e i suoi protagonisti nella rivisitazione di un grande, pluripremiato scrittore.
  • Per altre terre. Il viaggio di Ulisse
    di Ettore Catalano, tavole a colori di Donato Sciannimanico, pp. 128, € 18.85
    Una rilettura dell’Odissea sulla scorta dei poeti greci del Novecento e di altri “testimoni” privilegiati.
  • Metamorfosi della scrittura. Dalla pagina al web
    di Patrizia Calefato, pp. 128, € 13.70.
    Il tema della scrittura intesa quale complesso lavoro di “incisione” di segni nel mondo svolto da una docente di Sociolinguistica e Linguistica informatica all’Università di Bari.
  • I grandi non capiscono mai niente. I bambini ci spiegano la vita
    di Anna Baccelliere. Illustrazioni di Chiara Gobbo, pp. 144, € 15.40
    La saggezza dei bambini facilita l’incontro di due mondi che si allontanano.
  • La scuola delle emozioni
    di Daniela Dato, pp. 128, € 12.85
    Una scuola che, da luogo di mera trasmissione di saperi, diviene luogo di ben-essere per il bambino, per l’insegnante e per le famiglie.
  • Uniti per forza. 1861-2011
    di Federico Pirro, pp. 192, € 17.10
    Quali furono le profonde motivazioni che hanno portato allʼUnità dʼItalia? E quali furono le reazioni e gli effetti dei provvedimenti sul territorio e sullʼintera popolazione? Di fronte alle odierne minacce scissioniste della Lega e ai molteplici nodi sullʼidentità italiana, emerge la necessità di scandagliare il processo che, a partire dal 1861, determinò lʼunificazione del mosaico territoriale italiano. Una rivisitazione critica da parte di un acuto cronista per indagare e completare ricostruzioni troppo lontane dalle ragioni degli sconfitti.
4. Continua

Le precedenti puntate del nostro Grande atlante dei piccoli editori hanno riguardato Il Vicolo di Cesena, la Felici di Pisa e la Armando di Roma.

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