A come Armando di Roma:
con i nostri libri
insegniamo ai maestri che insegnano

LUNGA VITA AI PICCOLI EDITORI (3)

scheda storica di Salvatore Giannella

L'editore Armando Armando alla fine degli anni Settanta

L’editore Armando Armando alla fine degli anni Settanta

“Anche le case editrici sono strumento di cultura. Per quello che ci riguarda possiamo affrontare a fronte alta che abbiamo l’ambizione di concorrere, nella modestia delle nostre forze, al determinarsi di una situazione socio-culturale, nella scuola italiana, nella quale i maestri sentano sempre e vieppiù il bisogno di rinvigorire il loro spirito e perfezionare le loro capacità…”. Era questo il credo di un docente romano, il professor Armando Armando, che aveva fondato nella capitale, alla fine degli anni Quaranta, la Casa editrice omonima con una precisa mission di saggistica pedagogica tesa alla crescita professionale dei docenti. Con questa bussola, la Armando editore con i suoi 2.500 titoli si è imposta sulla scena culturale nazionale, ma anche internazionale, con l’intento di “svecchiare” la cultura italiana rimasta chiusa nei confini nazionali durante il ventennio fascista e il conflitto mondiale.

I primi autori pubblicati da Armando spaziano da Hessen a Makarenko a Spranger nell’ambito pedagogico, da Bion, a Bruner, Piaget, Winnicott nell’ambito psicologico, da Adler, a Berlin, Cassirer, Eccles, Piaget, Popper nell’ambito filosofico.

Le scienze umane quindi sono i “territori” entro i quali viene sviluppata la politica culturale di Armando con un’attenzione particolare alla crescita e all’aggiornamento dei settori di ricerca che le Università andavano allora impostando sia per la formazione universitaria delle future generazioni sia per la promozione dei docenti universitari e delle loro ricerche scientifiche.
Il campo in cui si focalizzerà particolarmente l’Editrice armandiana, comunque, sarà quello che riguarderà la scuola e la relativa formazione degli insegnanti e della dirigenza scolastica (allora direttori didattici e présidi). Infatti, il rapporto personale che Armando aveva con Autori stranieri di prestigio quali Bruner, Popper, Postman daranno la possibilità di arricchire sempre di più il catalogo di proposte innovative e di sviluppo per la scuola.

Armando Armando nella veste di maestro, alla fine degli anni Trenta

Armando Armando nella veste di maestro, alla fine degli anni Trenta

Anche il rapporto che verrà instaurato con l’UNESCO (l’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’Educazione, la Scienza sociale e naturale e la Cultura, fondata a Londra nel 1945) e poi con l’OCSE (Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico, con sede a Parigi) confermano la grande attenzione della Casa editrice verso il settore strategico formativo che ha un maggior peso per lo sviluppo sociale ed economico dell’Italia.

Le collane, che nel frattempo si moltiplicano, si affermano per la cura di nomi illustri quali Antiseri, Barone, Bollea, Ferrarrotti, Somenzi, Valitutti, Volpicelli e altri. E si affermano anche per un’altra caratteristica lodevole rivendicata orgogliosamente da Armando Armando: “Oltre 1.600 volumi senza crediti agevolati, senza debiti e senza appoggi. Io credo che l’editoria di cultura possa autofinanziarsi, se l’imprenditore ha la capacità di imprenditore, spirito di sacrificio, e cioè passione autentica per la sua opera. La mia editoria è editoria di cultura: non è stata mai finanziata, né confortata minimamente dai centri di potere editoriale”.

Il successo della Casa editrice Armando, ormai ampiamente conosciuto e riconosciuto nell’ambito universitario per aver aperto filoni fino allora non esplorati, consente di rivolgersi poi anche alla formazione di figure che si andavano professionalizzando quali: psicologi e psichiatri, sociologi e esperti della comunicazione, filosofi e storici della cultura, insegnanti e educatori, esperti dell’handicap in tutte le sue forme.

Armando ha avuto anche il merito di aver posto l’attenzione sui genitori quali primi educatori. La collana “Bambini e genitori” ne è testimone.

Cambiata gestione negli anni Ottanta, la Casa editrice si è sviluppata nell’ottica delle innovazioni che si verificavano nel mondo occidentale.
Enrico Iacometti (manager proveniente dalla Garzanti, da vent’anni direttore generale della Armando, attuale presidente del gruppo Piccoli editori all’interno dell’Associazione italiana editori) e Bianca Spadolini (dal 1987 direttore editoriale, docente di Pedagogia generale e sociale presso l’Università di Roma 3) hanno continuato nel solco tracciato da Armando Armando, potenziando ulteriormente il settore delle Scienze umane e tenendo presenti la rivoluzione e le sfide che le nuove tecnologie in primis man mano sottoponevano.

I settori che vengono maggiormente potenziati, sempre nell’ottica della formazione e della ricerca, sono quelli della filosofia, pedagogia, sociologia, antropologia alle quali vengono aggiunte collane di carattere più divulgativo, nella trattazione di autori e argomenti ritenuti “classici”. Il successo della collana “I classici della sociologia” dimostra la svolta nella acquisizione dei saperi, di una cultura data in “pillole”, ma che proprio per la scelta di valore effettuata raggiunge un pubblico più vasto. Simmel, Durkheim, Weber, Parsons sono alcuni dei classici pubblicati. Sulla stessa linea sono nate le collane “Oltre lo sguardo”, “Itinerari di filosofia” e “I classici della comunicazione”.

Un rimpianto di Iacometti? L’aver rifiutato il libro, con sessanta temi di bambini napoletani, che gli aveva offerto un maestro allora sconosciuto, Marcello d’Orta. Aveva come titolo “Io speriamo che me la cavo”. L’ha pubblicato nel 1990 Mondadori, ha venduto oltre due milioni di copie, è stato tradotto in molti Paesi e ne è stato tratto anche un film di successo.

SUL COMODINO DELLO STORICO GIAMPIETRO BERTI*

La libertà è allergica

a chi ha la verità in tasca

Isaiah Berlin, straordinario intellettuale cosmopolita, è stato tra i più grandi storici delle idee del Novecento. In Italia non era ancora stato pubblicato questo volume, che vede la luce presso l’editore Armando: Isaiah Berlin, In libertà (pagg. 271, euro 22). Si tratta di una sorta di autobiografia costruita attraverso una lunga intervista concessa nel 1988 al filosofo iraniano Ramin Jahanbegloo, dove vengono ripercorsi momenti fondamentali della sua vita pubblica e privata e, soprattutto, intellettuale.

Sir Isaiah Berlin (1909-1997) è stato uno dei grandi teorici del liberalismo

Sir Isaiah Berlin (1909-1997) è stato uno dei grandi teorici del liberalismo

Il liberalismo di Berlin ci mostra come la storia delle idee non possa essere compresa nei suoi sviluppi se non viene calata entro la più generale storia politica, sociale ed economica, e come questi diversi aspetti della realtà assumano il loro vero significato solo alla luce di una spiegazione teorica in grado di trascenderli. Lo storicismo di Berlin tuttavia, non è deterministico, perché per lui resta sempre vigente il nesso inscindibile fra libertà e responsabilità, dato che tutto dipende dalla volontà e dal libero arbitrio dell’uomo. Nell’intervista emerge soprattutto la distinzione fra i due tipi di libertà concepiti a partire dalla fine del Settecento: la libertà negativa, quale assenza di limitazioni o interferenze, e la libertà positiva, quale capacità di autodeterminazione. Possiamo osservare che la libertà negativa è propedeutica al liberalismo perché non è attraverso il potere che si dà seguito alla libertà, ma solo limitandola. La libertà positiva, invece, esplicita il potere stesso: la libertà è la libertà di potere. La prima è la libertà dallo Stato, la seconda è la libertà nello Stato.

La chiave di lettura proposta da Berlin ci fa capire la reale differenza fra la democrazia e il liberalismo. Se la democrazia è centrata sulla domanda: “Chi ha diritto di comandare?”, il liberalismo pone un altro quesito: “Come limitare il potere di chi comanda?”. Nel caso della democrazia il problema è quello del soggetto, nel caso del liberalismo il problema è quello del mondo. E’ evidente che la centralità del soggetto (non importa quale soggetto) implica la sua divinizzazione perché vi è un’immediata identificazione tra il soggetto stesso e la verità: per esempio, la Classe, la Razza, il Popolo, il Proletariato sono diverse espressioni di entità divinizzate. Da qui la giustificazione ideologica del totalitarismo. Con la centralità del modo, invece, siamo in presenza di ogni antitesi dell’idea totalitaria, dato che il modo non è portatore di verità ma solo di neutra procedura.

Nei divergenti paradigmi della libertà negativa e della libertà positiva è possibile rintracciare gli incunaboli del vero spartiacque politico del ventesimo secolo: la vera divisione non è passata tra il fascismo e l’antifascismo o tra il nazismo e il comunismo, ma tra la libertà e la non libertà, cioè tra il liberalismo e i vari totalitarismi. Il resto è secondario.

giampietro-berti * Lo storico Giampietro Berti, 69 anni, sguardo penetrante e mole alla Bakunin, è professore ordinario di Storia contemporanea presso la facoltà di scienze della formazione e docente di Storia dei movimenti e dei partiti politici nella facoltà di Scienze politiche presso l’Università di Padova. Le sue ricerche sono prevalentemente orientate alla storia delle idee dell’Ottocento suddivisa in due aree tematiche: l’una riguardante alcuni aspetti del pensiero socialista e anarchico, l’altra la cultura politico-filosofica del Veneto. Attualmente sta portando a termine una ricerca sulla storia dell’Università di Padova della prima metà dell’Ottocento. Collabora alle pagine culturali del quotidiano il Giornale, dalle quali (22.12.2012) è tratta questa recensione.

L’ALBERO DEI GIOIELLI

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L’ALBERO DEI GIOIELLI ARMANDO

I magnifici sette volumi della Casa editrice romana per un viaggio privato e misterioso

 

  • Dopo la crisi. Una nuova società possibile di Alain Touraine, pp.192 , euro 18 In che modo la crisi economica agisce sui cambiamenti delle società? Come prevederli e come uscirne?
  • Dove va il mondo? di Edgar Morin, pp- 128, euro 14 L’umanità ha un futuro? Sì, a patto che si ricollochi l’uomo nel grande romanzo del mondo. A essere in gioco è il destino dell’identità umana.
  • Scuola, società, politica, democrazia di Francesco Susi, pp. 224, euro 19 In queste pagine si ricostruiscono i momenti centrali della storia della scuola italioana, dall’Unità al fascismo, dalla Resistenza alla Repubblica.
  • La galassia Gutemberg. Nascita dell’uomo tipografico di Marshall McLuhan, pp. 384, euro 21 L’opera più importante dell’inventore del “Villaggio Globale”. Un precursore della predominanza dei media nella società contemporanea.
  • La società aperta e i suoi nemici di Karl R. Popper, pp.954, euro 50 Uno dei più grandi libri del sec.XX scritto dal più importante filosofo della scienza, difensore della società aperta.
  • Gioco e realtà di Donald W. Winnicott, pp. 252, euro 19 E’ il più importante contributo alla comprensione dello sviluppo umano fondato su una lunga esperienza clinica con bambini e adolescenti.
  • Nell’educazione un tesoro di Jacques Delors, pp. 256, euro 20 L’educazione, per tutta la vita, come mezzo per raggiungere gli ideali di pace, libertà e giustizia sociale.

Post scriptum dell’editore: Scegliere questi titoli è stato molto difficile considerando i 2.500 titoli esistenti nel catalogo e le 150 novità che pubblichiamo ogni anno. Ho quindi scelto quattro titoli che hanno fatto la storia della nostra casa editrice e tre titoli più significativi tra le ultime novità.

Author: admin

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