Vuoi fotografare bene la natura? Leggi i segreti dei reporter del National Geographic e valuta se hai le qualità per diventare come loro

di Salvatore Giannella

Vuoi diventare un superfotografo come quelli del National Geographic, il prestigioso magazine che ogni mese porta nelle case di milioni di curiosi lo spettacolo della vita e le meraviglie del pianeta? Il mio rapporto da Washington, ripescato ieri 13 gennaio 2013 in occasione dell’avvio dei festeggiamenti per il 125mo anniversario (“Il fascino discreto della geografia”) si arricchisce di un contributo utile per chi vuole “saggiare” le proprie qualità di fotografo e arricchirle.

Nel 1981, data del mio viaggio in America nelle stanze della National Geographic Society, la più importante organizzazione scientifica ed educativa, erano in 65 (22 nell’organico fisso, 43 freelance che collaboravano con regolarità) che condividevano il privilegio di essere fotografi del National Geographic Magazine. Robert E. Gilka, allora vicedirettore per la fotografia e co-autore del libro The images of the world, mi delineò (L’Europeo n. 44/1981) un ritratto di questi uomini che da sempre costituiscono un’invidiata élite. (s. gian.)

Il fotografo del National Geographic è una persona che possiede queste qualità.

  • DEDIZIONE. Jim Stanfield ha scalato per nove sere consecutive una collina in Siria solo per trovare la giusta luce del tramonto che valorizzava al massimo Malula, una antica città cristiana. Ogni scalata: 45 minuti.
  • CAPACITA’ DI CAVARSELA. Mentre Tom Abercrombie viaggiava in Land Rover su un sentiero dell’Afghanistan, una roccia gli perforò la coppa dell’olio. Si trovava a molti chilometri di distanza da un meccanico. Come arrangiarsi? Tom tappò il buco con una saponetta.
  • INVENTIVA. Bruce Dale, che doveva fare un servizio sulla sicurezza degli aerei, voleva una “vista dall’aereo” di un atterraggio notturno. Montò gli apparecchi fotografici ion cima all’alettone verticale e scattò le foto stando dentro l’aereo con comandi a distanza.
  • CORAGGIO. George Mobley cadde nelle gelide acque di un fiume della Lapponia quando il suo battello fu travolto dalle rapide. Mobley fu trascinato dalla corrente per quasi 300 metri. Semicongelato, stava per svenire quando riuscì ad afferrare una tanica di benzina che galleggiava sull’acqua e ad accendere un fuoco grazie a un fiammifero rimasto miracolosamente asciutto in una busta di plastica in fondo alla tasca.
  • SENSIBILITA’. Quando fu pubblicato il servizio di Robert Sisson “Il mondo del mio albero di mele”, un lettore scrisse: “Questa è la mia prima lettera d’amore che io abbia scritto a una rivista. Vi ringrazio molto per aver tradotto in parole e splendide foto il sentimento che ho sempre avuto per gli alberi di mele”. Ai nostri fotografi si richiede spesso di dover trovare immagini eccitanti nei luoghi più comuni. Occorre una straordinaria creatività che deve essere realizzata dalla macchina fotografica. E’ la creatività a dare ai buoni fotografi un modo particolare di vedere le cose. Il nostro creatore d’immagini deve tornare da Roma con un aspetto nuovo, più bello e più provocante del Colosseo e della Via Appia.
Vista della Piramide di Chefren, foto di Winfield Parks

Vista della Piramide di Chefren, foto di Winfield Parks

La caratteristica di una bella foto è il ricordo che si ha di essa. Quando penso a tutte le foto che ho visto delle piramidi d’Egitto, quella che ricordo meglio è una scattata da Winfield Parks (foto a destra). Egli riuscì a catturare la maestosità delle piramidi fotografando un egiziano con una tunica in cima a una di esse proprio mentre la luce del tramonto colpiva l’obiettivo creando un effetto drammatico sulle pietre squadrate del monumento.

Parks ottenne questo effetto senza trucchi ottici. Noi vogliamo che i nostri fotografi lavorino senza filtri colorati, lenti per immagini multiple, lenti spalmate di vaselina, schermi di garza e altri trucchi del genere. La luce è il supporto più importante per il fotografo.

In servizio devono fare tutto da soli. Tocca a loro trovare il mezzo di trasporto, che può essere un cammello o un barcone. Per esempio: Bob Sisson una volta viaggiò per 40 ore su un aereo insieme a 54 otarie urlanti.

La maggior parte dei nostri fotografi ha iniziato la carriera in quotidiani che facevano leva sulle immagini. E’ là che hanno imparato a fotografare di tutto e in tutte le condizioni di luce e di ambiente. Là hanno raffinato la tecnica e hanno imparato a trattare con la gente.

PaulStrandForse un’altra cosa che i giovani fotografi imparano in un quotidiano è ancora più importante: il senso del valore del contenuto della foto. Paul Strand (foto a sinistra), uno dei primi americani a diventare famoso come fotografo, una volta disse: “Il mondo è pieno di fotografi che non hanno niente da dire”. I fotografi che lavorano per il National Geographic devono avere qualcosa da dire e devono anche sapere come dirlo.
 
 
 

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