Uno sguardo al futuro dell’editoria: “La carta stampata resisterà al web. L’approfondimento sui quotidiani e l’attualità su internet”

Franco Abruzzo, intervista a Calabria on web

“Quanto sta avvenendo comporta anche il ritorno dell’inviato. Un inviato con uno smartphone in tasca. Perché, per fortuna, la tecnologia di oggi agevola la professione e con un solo strumento si può fare a meno di quello che una volta era il kit del giornalista d’assalto: taccuino, macchina fotografica e registratore. Il giornalista sarà al centro di questa svolta, perché tornerà a essere la ricchezza della carta stampata. E accanto alla figura del cronista da strada si potenzierà una figura che già esiste: il cacciatore di notizie e storie su internet”

“I giornali si continueranno lo stesso a leggere anche in tempi in cui internet sembra avere la meglio. Il futuro del giornalismo non è solo internet. La penso esattamente come Indro Montanelli: la carta stampata dopo aver resistito alla nascita della radio e della televisione, resisterà anche al web, diventando però una carta stampata di nicchia, perché gli uomini colti leggeranno sempre sia i libri che i giornali”. Lo afferma in un’intervista a Calabria on web – il magazine del Consiglio regionale della Calabria (www.calabriaonweb.it) diretto da Romano Pitaro – il “giornalista-giurista” Franco Abruzzo, che a colloquio con Elisabetta Ranieri parla di crisi della stampa e del cambiamento in atto che, ad avviso di Abruzzo, è in itinere e che può così sintetizzarsi: “l’approfondimento sui quotidiani e l’attualità sul web”.

Un accordo tra testate. “Si sta profilando un accordo tra grandi testate quali il Corriere della Sera, il Sole24Ore, il Messaggero, la Stampa, Repubblica, spiega Abruzzo, “e ci sarà una svolta epocale nel settore. L’accordo di cui parla prevede la chiusura dei giornali alle ore 22.30 e questo va letto come un segnale di grande trasformazione perché vuol dire che i quotidiani non seguiranno più l’attualità a tutto campo. Pensare che questa manovra sia solo frutto di un risparmio è una lettura miope e riduttiva, perché è vero che chiudendo a quell’ora non si pagherà più l’indennità notturna, ma è anche vero che si perderà tutta una fetta di informazione che troverà spazio esclusivamente sulla rete, sui canali televisivi e sulle radio.” E i giornali? “Diventeranno quotidiani di analisi. Si trasformeranno in testate di approfondimento che andranno al di la’ del fatto e che torneranno a scavare nei retroscena raccontandoci come sta cambiando il mondo”.

Franco AbruzzoChi è. Franco Abruzzo (foto a destra) vive a Milano. Ha rivestito ruolo importanti in testate nazionali quali Il Giorno e Il Sole24Ore fino a diventare presidente dell’Ordine dei giornalisti della Lombardia (per ben 18 anni), ma ha mosso primi passi nelle redazioni calabresi de Il Tempo e Il Giornale d’Italia (la sua biografia). Dal 2003 il suo sito (www.francoabruzzo.it) è un riferimento sicuro per giornalisti e media nazionali, ma soprattutto per gli studenti delle università e delle scuole di giornalismo.

Il ritorno dell’inviato (con smartphone). Sempre sulle trasformazioni in corso nel giornalismo, aggiunge: “Quanto sta avvenendo comporta anche il ritorno dell’inviato. Un inviato con uno smartphone in tasca. Perché, per fortuna, la tecnologia di oggi agevola la professione e con un solo strumento si può fare a meno di quello che una volta era il kit del giornalista d’assalto: taccuino, macchina fotografica e registratore. Il giornalista sarà al centro di questa svolta, perché tornerà ad essere la ricchezza della carta stampata. Ed accanto alla figura del cronista da strada si potenzierà una figura che già esiste: il cacciatore di notizie e storie su internet”. Mestiere, questo, che secondo Abruzzo “richiede ancora di più preparazione e giusto spirito critico nel saper cogliere i fatti. Da anni – racconta – porto avanti la battaglia sul fatto che i giornalisti di oggi e di domani debbano nascere nelle università, ma non perché inseguo il pezzo di carta. Io inseguo altro, inseguo la preparazione, che è l’unica arma che può riportare il dibattito, sui giornali e in rete, in mano a chi è del mestiere invece di lasciare che ambasciatori a vario titolo e professori universitari si arroghino il diritto di sentenziare sulle nostre pagine virtuali e cartacee. Certo i tempi oggi sono difficili per il mondo del giornalismo, sono il primo a scoraggiare chi vuole intraprendere il mestiere adesso. Quando sono arrivato a Milano, era il febbraio 1962, il Paese stava ripartendo, c’era una trasformazione epocale. I giornali stavano passando dalle 12 alle 20-30 pagine. Avevamo la speranza di poter fare questo lavoro con serietà e passione e ci siamo riusciti, mentre oggi quella speranza non c’è e questo mi rende cupo”.

Ma ecco un filo d’ottimismo: “Da qui ai prossimi tre anni ci sarà una via d’uscita dalla crisi. Io ho speranza che già nella seconda metà del 2013 ci sarà una qualche ripresa”. La sua visione di rinascita è ‘milanocentrica’: “Se Milano riparte, riparte il Paese”.

Fonte: www.ansa.it

Author: admin

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