Ricostruiamo il nuovo atlante delle piccole case editrici e i loro fiori all’occhiello. Per ringraziarli della grande offerta culturale che ci offrono e per aiutarli in un mercato in crisi

di Salvatore Giannella

alberonatalelibriI piccoli editori sono in grave crisi e molti rischiano di scomparire. Rischiamo di perdere un grande mosaico di ricchezza culturale. Sentite la diagnosi che ha fatto Enrico Iacometti, presidente del gruppo Piccoli e medi editori dell’Aie (Associazione italiana editori): “Il mercato della piccola e media editoria ha chiuso un anno con il segno meno e, in un contesto di crisi generalizzata, soffre di criticità che dovrebbero essere prese in considerazione se si vuole riconoscere al settore l’alto valore che effettivamente ha” (parole pronunciate durante l’apertura dell’11ma edizione di “Più libri più liberi”, tenuto al Palazzo dei Congressi dell’Eur, dal 6 al 9 dicembre 2012.

Le cifre. Il quadro fornito dalle cifre fotografa un trend del comparto in calo e segna un’inversione di rotta dopo anni di crescita. Rispetto al 2010 il totale dei piccoli e medi editori è sceso del 4,5% e i titoli pubblicati hanno subìto un decremento di 9,7 punti percentuali. Netta anche la flessione degli addetti alla piccola e media editoria che sono l’11,7% in meno dell’anno precedente. “Uno degli svantaggi”, ha aggiunto Iacometti, “è dato dalla trasformazione tecnologica che costringe le piccole aziende a un critico e dispendioso adeguamento verso il prodotto non cartaceo. Un altro problema è rappresentato dal fatto che la biblio-diversità è a rischio di fronte a concentrazioni editoriali che rendono difficile la presenza sul mercato e la distribuzione”. A scendere è anche l’incidenza sul fatturato dei piccoli e medi editori nei canali trade (librerie e negozi online) che fa registrare un meno 4,8%.

Enrico Iacometti, presidente del gruppo Piccoli e medi editori dell'Aie.

Enrico Iacometti, presidente del gruppo Piccoli e medi editori dell’Aie.

L’analisi di Iacometti così prosegue: “L’Italia non ha una legge sul libro. Il provvedimento sugli sconti è stato un palliativo, occorrono leggi per i finanziamenti e per agevolare le concentrazioni di piccoli editori e le relative reti di distribuzione. La biblio-diversità va difesa perché se dovesse scomparire risulterebbe compromessa l’intera offerta culturale dell’Italia”.

“Avremmo perso questi titoli”. “Molti italiani non sanno che se non fosse per questi – mi verrebbe da dire, in certi casi, eroici – piccoli imprenditori culturali, noi non potremmo più trovare in libreria tutti quei titoli considerati antieconomici dai grandi gruppi editoriali”, è la diagnosi che mi fa Paolo Collo, che ha lavorato per oltre 35 anni in Einaudi, di cui è tuttora consulente, cura una rubrica di recensioni su Il Fatto Quotidiano ed è motore scientifico di diverse manifestazioni culturali in tutt’Italia, ha tradotto e curato i testi di molti autori, tra cui Borges, Soriano, Rulfo, Amado, Saramago, Pessoa.

Paolo Collo (Torino, 1950)

Paolo Collo (Torino, 1950)

“Se non fosse per Nottetempo o Archinto non potremmo rileggere le geniali pagine di Alberto Manguel, o quelle di Boris Vian ripubblicato da Marcos&Marcos. Non potremmo tenere tra le mani le splendide edizioni di poesia di Scheiwiller. Non ci divertiremmo più con i gialli metafisici di Juan Bas (Alacrán). Non conosceremmo gli autori spagnoli di Gran Vía. O i lusofoni editi da Cavallo di Ferro. O i nordici scoperti con coraggio da Iperborea. Avremmo perso per strada un piccolo-grande editore come Sellerio, che ha proposto in tutti questi anni quei piccoli, entusiasmanti libri dalla copertina blu di Leonardo Sciascia o di Antonio Tabucchi. Non terremmo in libreria le opere di Pablo Neruda, di Juan Ramón Jiménez e di Fernando Pessoa (Passigli). O i preziosi volumetti editi da Mavida. E nessuno – prima del Nobel – avrebbe più edito Le Clèzio (Instar). O la saggistica di Chiarelettere e di Donzelli… L’elenco – fortunatamente – è molto più lungo. E qui abbiamo solo accennato ai primi che ci sono venuti in mente o che abbiamo sottomano”.

Spazio a store e libri sommersi. Approfittando di questo spunto, Giannella Channel ha deciso di dare spazio periodicamente ai piccoli editori italiani, alle loro storie, alle loro mission e ai loro principali libri sommersi, riprendendo il filo spezzato di una collaborazione in tal senso per il magazine on line Domani-Arcoiris, prematuramente chiuso. A presto.

Author: admin

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1 Comment

  1. Caro dott. Giannella,
    ho visitato il suo blog e la ringrazio per aver riportato, nell’editoriale che auspica lunga vita ai piccoli editori, le mie citazioni e per condividere con noi la battaglia della “Bibliodiversità”.

    Con l’occasione invio i miei migliori auguri per l’anno nuovo,

    Enrico Iacometti, presidente del Gruppo Piccoli Editori, Roma

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