Paese vivrai: idee per il Mediterraneo interiore

di Franco Arminio*, poeta

Sabato 15 dicembre a Roma si è tenuto un importante convegno dal titolo “Le aree interne: nuove strategie per la programmazione 2014-2020 della politica di coesione territoriale” che ha visto l’apertura dei lavori da partire del ministro per la Coesione territoriale, Fabrizio Barca. Quale scenario tendenziale (economico, sociale e ambientale) ci aspettiamo senza un cambiamento di rotta delle azioni pubbliche per le aree interne? Quali le sfide dell’agricoltura e i suoi potenziali sviluppi? Come si sta proteggendo il patrimonio artistico e culturale? Quali le tendenze socioeconomiche di queste aree e le sfide a breve e medio termine? Chi sono i nemici e gli amici del cambiamento? Tra i tanti stimolanti interventi, di ministri, economisti e docenti universitari mediati da Enrico Giovannini, presidente Istat, hanno colpito l’uditorio (e chi vi scrive) le parole di Franco Arminio, poeta e paesologo, nato nel 1960 a Bisaccia (in Irpinia), animatore di battaglie civili che ha in Roberto Saviano uno dei principali sostenitori (“Arminio è uno dei poeti più importanti d’Italia, il migliore che abbia mai raccontato il terremoto in Irpinia e ciò che ha generato”). Conoscetelo meglio attraverso il suo sito: www.francoarminio.it. E queste sono le sue idee per il Mediterraneo interiore. (s. gian.)

Franco Arminio

Franco Arminio

Alle presentazioni dei miei libri non si parla mai di letteratura. Le persone vengono per sentire cosa penso dei paesi, e la domanda è sempre la stessa: che cosa si può fare per impedirne la morte? La mia risposta è che si devono fare cose mirate e assai diverse tra loro. Non esistono due paesi uguali e dunque le politiche devono essere fatte su misura per ogni luogo. Un paese può essere accidioso, velleitario, smarrito, può essere ricco e può essere povero, fragile e scontroso. Non ci può essere la stessa politica per tutti. Non ci può essere un centro che decide. Non è possibile nemmeno che il centro lasci decidere le comunità locali che spesso sono guidate non dai più illuminati, ma dai più furbi.

L’umanesimo delle montagne. Per gli interventi nei prossimi anni non è solo un problema di risorse, è questione di sguardo, di azioni diffuse che incrocino buone pratiche amministrative e stili di vita che tengano conto dello sfinimento della modernità. Le altre nazioni hanno il Mediterraneo sull’orlo. Noi ci stiamo in mezzo, solo noi abitiamo il Mediterraneo interiore, la colonna vertebrale che è il nostro Appennino. Da qui può partire un nuovo modo di vivere i luoghi, radicalmente ecologico, improntato a un’idea di comunità inclusiva del respiro degli uomini e dell’ambiente. L’Italia interna può diventare il laboratorio di un nuovo umanesimo, l’umanesimo delle montagne.

Il Parco Rurale dell'Irpinia d'Oriente

Il Parco Rurale dell’Irpinia d’oriente

Non so e non spetta a un paesologo definire piani e programmi. Mi piace evocare alla rinfusa suggestioni per gli amministratori e gli abitanti.

Terra e cultura più che cemento e uffici. Prodotti tipici da consumare non solo nelle sagre. Canti e teatro al posto delle betoniere. Svuotare le coste e riportare le persone sulle montagne. Sistemare le strade provinciali, togliere le buche, restaurare i paesaggi, le pozze d’acqua per gli ovini, ripulire i fiumi, i torrenti. Ora al sud si fanno buoni vini, ma il pane potrebbe essere migliore. E così pure il latte. Imparare a fare il formaggio. Dare ai giovani i terreni demaniali. Coltivare un pezzo di terra.

Scrupolosi e fantasiosi. Essere scrupolosi, ma farsi tentare dalla fantasia, dall’impensato. Distendersi ogni tanto con la pancia a terra. Avere cura che i propri figli imparino a cucinare e a fare lavori manuali. Adottare un luogo e prendersene cura. Passare ogni giorno un po’ di tempo vicino a un animale.

Ogni paese deve avere un piano regolatore del suo paesaggio. Un piano dove siano previste zone inoperose, in cui non solo non si fabbricano case, ma non si fa neppure agricoltura. Zone dove non si taglia neppure la legna. Un piccolo cuore selvatico per ogni paese.

l'Irpinia riflessa: il Lago di Conza

L’Irpinia riflessa: il Lago di Conza

Nei piccoli paesi dovrebbero essere esentati dall’Imu le persone che abitano nel centro antico. Stare all’aria aperta almeno due ore al giorno. Ascoltare gli anziani, lasciare che parlino della loro vita. Ogni paese deve avere un piccolo teatro e una sala per suonare. Le scuole devono essere aperte la mattina per i ragazzi e la sera per gli adulti.

Riattivare la vita comunitaria. Oltre al museo della civiltà contadina ci devono essere dei luoghi in cui i ragazzi possano apprendere vecchi mestieri: fare un cesto, una sciarpa, potare un albero.

Viaggiare nei dintorni. Tenersi la testa tra le mani ogni tanto. Incontrare delle persone che sappiano sverniciare la nostra modernità incivile. Costruirsi delle piccole preghiere personali e usarle. Esprimere almeno una volta al giorno ammirazione per qualcuno. Svegliarsi ogni tanto alle tre di notte. Uscire all’alba almeno una volta al mese. Comprare il formaggio da chi lo fa, fare la spesa nei piccoli negozi. Riportare gli animali nei paesi. Un paese in cui non ci sia un uovo fresco non ha senso.

Libreria comunale. Mettere una libreria comunale in cui si vendono i libri a prezzo ridotto. Stabilire che in ogni consiglio comunale ci debba essere come primo punto all’ordine del giorno un’iniziativa culturale. Riportare le feste patronali alle antiche tradizioni.
Dire quello che vediamo assai più di quello che pensiamo. Regalare almeno un libro la settimana, magari dopo averlo letto.

Mettere una tassa di 30 mila euro l’anno per ogni pala eolica e usare questa cifra per servizi agli anziani. Stabilire gemellaggi tra i paesi interni e quelli della costa. Dimezzare il costo del gas e del gasolio da riscaldamento nei paesi più freddi. Dare incentivi a chi abbatte edifici incongrui o a chi restaura la propria casa rendendola più adatta al contesto. Obbligare ogni paese ad avere un’isola pedonale in funzione tutto l’anno.

Alta Irpinia in primavera

Alta Irpinia in primavera

Dare attenzione a chi cade e aiutarlo a rialzarsi, chiunque sia. Leggere poesie ad alta voce. Far cantare chi ama cantare.

Abituare i cittadini a un uso limitato della macchina. Diminuire l’uso della plastica e degli imballaggi. Fare una vera raccolta differenziata e stimolare azioni locali di recupero e riciclaggio dei materiali. Stabilire che ogni amministrazione comunale faccia per legge un’assemblea pubblica ogni sei mesi sulle scelte riguardanti la comunità. Piantare gli alberi da frutta e obbligare gli acquedotti a mettere almeno una fontana pubblica in ogni paese. Abituare i cittadini a fare un manifesto in cui si annuncia la nascita di un bambino: perché annunciare la morte e non la nascita?

Il futuro dei luoghi sta nell’intreccio di azioni personali e civili. Per evitare l’infiammazione della residenza e le chiusure localistiche occorre abitarli con intimità e distanza. E questo vale per i cittadini e più ancora per gli amministratori. Bisogna intrecciare in ogni scelta importante competenze locali e contributi esterni. Intrecciare politica e poesia, economia e cultura, scrupolo e utopia.

Franco Arminio, Bisaccia (Avellino)

Franco Arminio: la Paesologia e “l’umanesimo delle montagne” (fonte OndaNews)

Author: admin

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1 Comment

  1. Caro Franco, e caro Salvatore… e perché tutto questo (on in gran parte) non potrebbe valere per le città? Franco sa che io credo che nelle città si annidi molta più umanità, e variata e imprevedibile, di quel che sembri. Perfino nella grigia, grigissima Milano…

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