Per i 100 anni di Michelangelo Antonioni,
il ricordo di sua moglie Enrica Fico:
“Pensi di essere vecchio? No,
sei molto giovane”

SULLE SPALLE DEI GIGANTI

testo di Enrica Fico Antonioni

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Enrica Fico Antonioni ha scritto un breve ricordo/saluto per suo marito Michelangelo in occasione del centesimo compleanno del grande regista (che nacque a Ferrara il 29 settembre 1912).

100 anni! Pensi di essere vecchio? No, molto giovane. I giovani sono vecchi, i vecchi giovani. Ora che ho l’età che aveva Michelangelo quando l’ho incontrato lo capisco ancora di più, senza preoccuparmi della distanza che il tempo e la materia potrebbero mettere fra di noi. Al di fuori del tempo, quando la memoria non esiste, lo sento Michelangelo, dentro, lo vedo ancora oggi. Tutto quello che ho vissuto accanto a lui ha costruito quella che io sono adesso. Suppongo che questo sia per tutti il risultato dello stare vicino a un grande uomo o una grande donna, naturalmente.

MICHELANGELO ANTONIONI TRA ENRICA FICO E WIM WENDERS (foto di Piero Marsili Libelli, dal libro “I silenzi di Michelangelo”, Vestas, 2009)

L’ho incontrato subito dopo che aveva fatto Zabriskie Point (1970). Mi ha raccontato tutto in una sera di gennaio, al ristorante, presto, come se avesse fretta d’incontrarmi. Nel vuoto senza gente si è accorto che lo ascoltavo attentamente. Mi ha detto che ero la persona che aveva bisogno d’incontrare proprio perché sapevo ascoltare. Giusto. Mi piace mettermi in ascolto, ferma, senza che le cose, le parole, vengano subito trasformate dai miei pensieri. Lascio che le parole entrino dentro piano, a volte le sento ancora dopo anni e allora le afferro completamente. L’ho incontrato, ritengo, dopo che si era sfilato dalla visione della provincia italiana, quando il suo sguardo aveva potuto coincidere con l’altrove da sé e l’orizzonte si è aperto, è diventato lontano, lo sguardo lungo, nitido. Dai muri tanto amati il vento del deserto, la polvere della Cina, il suono di altre lingue, un altro cibo, anche quello mangiato per strada, come gli ho insegnato a fare io. Si, qualcosa lo ha imparato da me. Alla sua età di allora aveva l’energia di un guerriero, un guerriero indiano americano. Il corpo asciutto, nervoso, la pelle secca, calda, l’ansia di chi cerca continuamente, di chi guarda rapace. I racconti del deserto, dell’America, degli incontri con Carlos Castaneda, della musica suonata davanti ai polli che volano, dei voli in elicottero sui canyon, della pittura astratta, del colore, il colore dei sentimenti, specialmente il rosa tenue, pallido, il verde chiaro, quasi grigio, sono stati fatali.

Da allora la mia anima deve aver riconosciuto in quell’uomo colui che valeva la pena non lasciare più. Così mi ha portato con sé in una vita a dir poco avventurosa. Ho incontrato migliaia di persone, costruito con lui inquadrature su inquadrature, modificato le realtà con ogni mezzo. Ho imparato a guardare. È una specie di visione dorata quella dell’artista, di quell’artista. Uno scoglio diventa un profilo di donna, una rosa appassita una relazione finita, ogni rifrazione di luce ha un messaggio. Facile per chi guarda col cuore vedere oltre l’aspetto grossolano e avere rivelazioni, spesso capire il senso della verità profonda. Michelangelo vedeva cose di cui allora nemmeno mi accorgevo. Focalizzava, come fanno i bambini, piccoli dettagli che diventavano enormi quando li vedi e allora attirano tutto il tuo interesse. L’idea de Il grido (1957) mi è venuta guardando un muro, diceva. È con lui che ho imparato veramente a vedere. Tutti possiamo imparare attraverso la sua arte, il suo istinto, la sua integrità artistica, a essere più giovani, al di là del tempo, a sentire, a percepire e a chiedersi il perché di tutto finché, stando in ascolto, le risposte arrivano, la realtà si trasforma fino a coincidere con la propria magica intuizione.

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Fonte: Ansa.it

A PROPOSITO

Quando pubblicai L’Aquilone,

la favola di Michelangelo e Tonino Guerra

per l’umanità del terzo millennio.

Che invano aspetteremo al cinema

editoriale delfi salvatore giannella

la copertina del libro “l’Aquilone”

Leggo con emozione le belle parole che Enrica ha dedicato al suo sposo e maestro. Ho avuto la fortuna di conoscerlo, Michelangelo. Con Tonino Guerra, il suo sceneggiatore preferito, aveva ripreso da poco l’opera scritta a quattro mani, L’Aquilone. Una favola senza tempo del 1982, dedicata all’umanità del terzo millennio, dalla quale avrebbe dovuto essere tratto l’omonimo film. “Erano già stati fatti i sopralluoghi, in Uzbekistan”, mi confidò Tonino Guerra. “Accanto a uno strano cimitero pieno di scale, abbiamo incontrato un contadino che ci ha detto: ‘Perché fermare il tempo?’. Ce la ricorderemo questa frase per la scena dell’aquilone che vola su un altro pianeta con i pensieri e i dolori”.

Pubblicai L’Aquilone nel 1996 in una splendida versione extralarge illustrata, con sfumature di colori come terra e cielo, dal russo trapiantato a Los Angeles Vadim Medzibouskiy (all’epoca avevo creato l’Editoriale Delfi). Scritto in una lingua ricca di stupori, come ci si può aspettare da due maestri fabbricanti di sogni, “la storia ha un finale a sorpresa – ha scritto Claudia Provvedini sul Corriere della Sera – ma potrebbe ricominciare all’infinito”.

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Michelangelo con Tonino Guerra ai piedi della millenaria Torre di Bascio, frazione di Pennabilli, nel Montefeltro (foto di Piero Marsili Libelli, per il libro “L’aquilone”, Editoriale Delfi, 1996)

Le riprese del film sarebbero dovute iniziare nell’autunno 2007, con la regia di Enrica Fico.

La sera del 30 luglio 2007 Michelangelo è morto serenamente nella sua casa di Roma.

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Salvatore Giannella

Author: admin

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1 Comment

  1. «Gentile sig. Salvatore, ho potuto dare solo ora uno sguardo ai suoi interessantissimi articoli su Giannella Channel e vorrei ringraziarla per tutto il patrimonio informativo che ci offre! Ho notato e apprezzato, tra gli altri, l’articolo su Michelangelo Antonioni e la lettera a lui indirizzata dalla signora Fico Antonioni.

    Colgo l’occasione per informare i lettori che ho appena aperto a Forlì uno spazio arte ENRGI1, con una mostra pittorica dedicata al regista Antonioni. Lo spazio è stato inaugurato il 29 settembre, giorno del suo 100mo compleanno, e rimarrà aperta fino al 27 ottobre

    Carla Ponti, Forlì
    [email protected]

    PS: questo il comunicato stampa dell’evento.

    Sedicicorto, in collaborazione con ENERGI1, promuove la mostra pittorica curata da Miria Malandri sul celebre regista ferrarese Antonioni.

    La mostra, composta da 29 opere, apre in coincidenza dell’anniversario della nascita di Antonioni, il 29 settembre presso il nuovo spazio espositivo ENERGI1. Uno spazio innovativo ideato e realizzato da Carla Ponti, che ha creduto fortemente nel valore della cultura e dell’arte in un momento dove la parola crisi rischia di soffocare qualsiasi tipo di sogno artistico. La mostra di Miria Malandri, recentemente esposta alla Casa del Cinema a Villa Borghese, Roma, rientra nell’omaggio che Sedicicorto intende offrire al grande regista scomparso nel 2007. Madrina della esposzione: la nipote, Elisabetta Antonioni, impegnata nella conservazione della memoria di Michelangelo, attraverso la fondazione da lei stessa presieduta.

    E’ possibile visitare gratuitamente la mostra, dal 29 settembre al 27 ottobre (16:00/19:30), presso ENERGI1 – Viale dell’Appennino n°16 – Forlì.

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