Terzani prima di diventare Terzani e dieci sentieri per percorrere una strada piena di vita

di Salvatore Giannella

Sgombriamo subito il campo da un equivoco: il libro Il mio fratellone Tiziano Terzani, 210 pagine sapientemente confezionate da Alberto De Maio e Dino Satriano (Tea editore, foto a destra) non è soltanto un libro di memorie che viene a colmare il mosaico di una biografia meno conosciuta, il Terzani prima di diventare Terzani, dandoci anche l’affresco inedito di una generazione e di un’Italia in un momento storico ricco di fermenti e di potenzialità. E’ un libro di grande attualità e sapienza rivolto al futuro.

Perché, sì, il ritratto da studente del grande giornalista e scrittore scomparso il 28 luglio del 2004 a soli 66 anni, traspare nitido dalle parole dei due autori, allievi (come Terzani) del Collegio Medico-Giuridico, all’epoca sotto l’egida della Normale di Pisa e poi confluito nell’attuale Scuola Superiore Sant’Anna: scuola d’eccellenza «dove crescono i talenti» per dirla con un altro titolo fortunato di Satriano, giornalista e scrittore di lunga esperienza al quale si deve il merito di aver raccolto il racconto di De Maio (e anche di averlo integrato, arricchito, in una rievocazione a due voci e infine averne curato la stesura).

tiziano terzani sant'anna news      Quel ritratto traspare anche dalle foto- grafie inedite e soprattutto dai documenti, tra i quali le lettere del «fratellone» Terzani al «fratellino» De Maio; dal compito di storia, incredibilmente complesso e ricco di citazioni, che Tiziano scrisse al concorso d’ammissione in collegio, uscito dall’archi- vio della Scuola Normale; dalla clamorosa intervista esclusiva (foto a sinistra) che Tiziano fece, quando era già giornalista famoso, a Giovannino Alberto Agnelli, l’erede designato della dinastia, e che volle fosse pubblicata «non sulla grande stampa, ma su questo giornale Sant’Anna News, in omaggio alla Scuola erede del Medico-Giuridico, a cui era molto legato». L’intervista,
ricordiamolo, fu poi riportata sul Corriere della Sera con il profetico titolo «Non lasciamo l’Europa ai banchieri» (foto a destra), in cui Agnelli junior auspicava per l’Italia un sistema credibile («come italiani, tutti ci trovano simpatici e ci vogliono bene, ma quando si tratta di fare quello che abbiamo promesso, deludiamo tutti, sia sul piano personale, sia su quello politico. Siamo incantatori di serpenti che operano in un grande vuoto politico, ora bisogna fare un salto generazionale, cercare tra i quarantenni, quelli cresciuti con visioni nuove») e in cui l’economia abbracciasse la cultura.

Tiziano Terzani e Angela Staude davanti al Collegio Medico-Giuridico, nel 1960, quando il loro legame sentimentale era diventato stabile e lei andava a trovarlo di frequente a Pisa

La figura del giovane Terzani studente universitario traspare dal mosaico variegato dell’amarcord di Alberto e Dino, che illumina le innumerevoli connessioni umane di Tiziano: le scappatelle, gli scherzi goliardici, il movimentato legame sentimentale con la ragazza che sarebbe diventata sua moglie, Angela Staude («Era diversa, diversa da tutte quelle smorfiose del suo ambiente elevato, vestite alla moda, con la collana di perle e l’aria di superiorità. Io rimasi colpito dalla sua semplicità e intelligenza»), e la sorprendente descrizione della famiglia di lei, intellettuali tedeschi trapiantati a Firenze, una combinazione formidabile, e poi i contatti con i numerosi personaggi di spicco della vita culturale, politica, sociale dell’Italia dal dopoguerra a oggi.

Restano fortemente impresse nella mente del lettore le efficacissime immagini della vita di Tiziano e dei suoi compagni in quegli anni di formazione nel collegio normalista, una magnifica avventura umana e culturale iniziata nel settembre 1957 a Pisa, nella stupenda piazza dei Cavalieri davanti al portone della Scuola Normale, dove s’incontrano il fascinoso, elegante ed esuberante fiorentino Terzani, un metro e ottantasei di presenza scenica, pipa (spenta) tra le labbra, e lo scricciolo De Maio – «e tu chi sei, uno gnomo?» – calabrese, «terrone fino al midollo», che si trascina il classico valigione di cartone, per la prima volta uscito dalla sua regione e arrivato «tanto lontano» dopo un lungo e faticoso viaggio. Da quel momento si snoda con esemplare sceneggiatura la storia di un’amicizia unica, che diventerà più profonda con il passare degli anni di studi, che li farà entrare in un mondo più grande e che si prolungherà dopo la laurea, a dispetto delle vagabondaggini dei due protagonisti che metteranno tra loro infinite terre e mari. Anni in cui, come racconta nella premessa Angela Terzani Staude, sposatasi con Tiziano nel municipio di Vinci nel 1962, «si era esuberanti, si andava al mare in tandem, s’imparava a nuotare e a tuffarsi, si studiavano il tedesco e il francese, si leggeva voracemente…i tempi erano poveri e duri ed era ardito osare. Ma si osava».

Tiziano Terzani con la moglie Angela e Giuliano Amato

Tempi duri, ma pieni di speranze, aspettative, voglia di battersi per creare un futuro migliore. Il libro ci racconta con coinvolgente immediatezza come De Maio e Terzani, accomunati dall’umile origine familiare (la stessa di molti altri allievi di quel modernissimo collegio d’élite «dove si mangiava carne ogni giorno, serviti a tavola dai camerieri, ci pareva di stare in un albergo cinque stelle»), si sono arricchiti d’idee, stimoli, interessi in un continuo scambio circolare tra tutti gli allievi del Medico-Giuridico, destinati a occupare posti di grande rilievo, in Italia e all’estero, nei campi del diritto e della ricerca scientifica, ma anche della pubblica amministrazione e della diplomazia (il rappresentante dell’Italia all’Onu, Marcello Spatafora), in qualche caso diventando protagonisti della vita nazionale, come ad esempio Giuliano Amato, oggi presidente della Scuola Sant’Anna.

Al termine di quella straordinaria esperienza Alberto De Maio avrebbe intrapreso la professione di manager pubblico, mentre Terzani, fra contraddizioni, dubbi, timori insospettati che queste pagine ci fanno scoprire, sarebbe andato «a giro» per il mondo, soprattutto nei Paesi del Sud-Est asiatico, partendo dal Vietnam in guerra contro gli Stati Uniti; e come reporter sempre «dentro» i fatti e in mezzo alla gente, avrebbe raccontato e spiegato a noi occidentali, anche attraverso libri best-seller tradotti in più lingue, gli avvenimenti e la realtà dell’Oriente.

terzani tiziano

Terzani in una curiosa posa durante una conferenza in una scuola

Tempi duri lo sono anche i nostri, investiti da una globalizzazione selvaggia che sta sconvolgendo menti e mercati. Tempi in cui è facile perdere l’orientamento. E allora l’esperienza dei ventenni Tiziano & C. che hanno scavato in silenzio, e sempre più a fondo, nel giacimento scoperto a Pisa e che di anno in anno si rivela prezioso – la miniera dell’intelligenza, l’economia della conoscenza – può aiutarci a individuare dieci sentieri per percorrere la strada di una vita vissuta da protagonisti e non da spettatori passivi. Così il libro finisce con il rivelarsi una ideale bussola che ha permesso ai ventenni di allora di riaffiorare dai sotterranei di un’Italia provinciale (Tiziano a De Maio: «Devi uscire dalla tua condizione di arretratezza terronica!») e passare alla luce di una formidabile vita senza confini, come appunto quella di Terzani: una vita di sinistra ma senza ideologia, salvo un debole per Che Guevara e Mao – e però anche una profonda ammirazione per Gandhi e Madre Teresa di Calcutta –, una vita animata da passione per i popoli oppressi. Pagina dopo pagina, si comprende come il figlio di un tornitore meccanico volontario nella sede della Misericordia, l’antica organizzazione fiorentina di pronto soccorso e assistenza (proprio quest’anno insignita a Sassocorvaro, nel Montefeltro marchigiano, del prestigioso premio Rotondi riservato ai salvatori dell’arte), è potuto diventare il grande Terzani, un leader carismatico per le sue idee e le sue battaglie: schiere di no-global, pacifisti, terzomondisti, seguaci delle culture orientali hanno eletto a loro mito l’ex collegiale «affamato e folle» (per dirla con Steve Jobs) che al «fratellino» ripeteva: «Caro Alberto, stiamo ricevendo molto e dopo avremo il dovere di restituire».

Dicevo dei «dieci sentieri» che il racconto-testimonianza di De Maio e Satriano ci fa vedere, lungo i quali camminò il collegiale Terzani, assieme al «fratellino» e agli altri compagni, e poi il Terzani borsista a New York. Eccoli. Se ne possono trarre utili spunti di riflessione.

  1. Confronto continuo.

    La mescolanza di teste, caratteri, esperienze e abitudini creava in modo naturale un circuito efficacissimo e positivo di formazione della persona. L’assortimento umano del gruppo alimentava quel vivace rapporto dialettico di cui non sembrano aver bisogno i ragazzi “omogeneizzati” di oggi… Gli anziani dicevano alle matricole: “Noi dobbiamo essere creativi!”… Tutti leggevamo avidamente e discutevamo di continuo, spesso fino a tarda notte… E i professori non erano dei tecnici, ma guide sapienti

  2. In politica se hai un lavoro.

    Tiziano era attratto dalla politica, ma non sarebbe mai stato un uomo di partito. Mi diceva: «Per fare buona politica bisogna avere un lavoro con cui mantenersi»

  3. Dalla parte degli eretici.

    Risultava spesso provocatorio, partecipava ai dibattiti sempre con una forte carica emotiva…La sua indole contrastava con quella di molti di noi, più rigidi, più inquadrati e in linea con i modelli intellettuali dell’ideologia di sinistra allora dominante. Era un eretico

  4. La scuola come famiglia.

    Tiziano riconobbe di essere diventato l’uomo che era grazie anche al Medico-Giuridico. Ricordo perfettamente una sua frase: “Quel favoloso collegio è stata la mia famiglia allargata per numeri e per orizzonti, in cui sono cresciuto moltissimo”. Così come crescemmo e maturammo tutti quanti lì dentro. Oltre che una cultura diffusa, si creò anche un’etica comune, l’etica del dovere e dell’impegno civile. Dovemmo svezzarci e imparare a cavarcela, senza nessuna possibile intromissione e protezione da parte dei nostri genitori, perché allora erano lontanissime anche le famiglie che stavano a cinquanta chilometri, e non esistevano telefonini

  5. Tutti all’università.

    Alla festa condominiale organizzata nel suo palazzo di periferia per noi due neodottori, Tiziano parlò con passione della sua laurea come esempio di riscatto sociale e disse che tutti i giovani dovevano avere l’opportunità di andare all’università, indipendentemente dalla loro condizione sociale. Fece riferimento anche a me, meridionale della Calabria, figlio di una famiglia di braccianti, segno che la classe proletaria poteva arrivare anche ai livelli più alt. Disse che in ogni parte d’Italia si sarebbero dovuti creare collegi come il nostro

  6. Tornare a indignarsi. Da una lettera di Terzani a De Maio da New York, 16 ottobre 1968:

    Il problema per come lo vedo io in Italia in particolare è che bisogna convincere la gente che ci sono ancora delle possibilità, che l’alternativa non è l’Olivetti o il Partito comunista. Innanzitutto bisogna reimparare a indignarsi. Se certe cose vanno in un certo modo, non significa che possono andare solo così e perciò bisogna accettarle.

  7. Campi estivi al Sud.

    Qui in America gran parte dell’ideologia (se ce n’è una) della Nuova Sinistra nacque con la migrazione estiva nel Sud di molti studenti impegnati nella lotta per i diritti civili. Fu come andare a conoscersi. In Italia questo potrebbe avere un effetto simile e potrebbe mobilitare nuove forze. Andiamo a conoscerci. Alberto, pensiamo per un momento insieme. Studenti di liceo e di università a lavorare nel Sud Italia per i tre mesi estivi per risollevarlo dalle sue terribili arretratezza economiche, sociali, culturali ma anche con i suoi valori, costumi, identità…Si stabilisce una fondazione o qualche altra diavoleria. Si fa il Danilo Dolci di massa per cancellare una vergogna e un’assurdità non più sopportabili…

  8. Riscoprire l’Europa.

    Non mi piace il processo di americanizzazione, per giunta in condizione di dipendenza dall’America, nel quale siamo profondamente immersi. Vanno riscoperti i valori della nostra civiltà. E non intendo la civiltà occidentale-americana, di cui parlano i produttori d’ideologie da consumare di Madison Avenue e i nostri dirigenti d’azienda educati al Massachusetts Institute of Technology che in questa identificazione possono giustificare l’aumento di stipendio e il loro accresciuto potere perché sanno fare il “budget” all’americana e snobbano la “partita doppia”. Dico che vanno recuperati, riclassificati e riprogettati per il futuro i valori della nostra propria civiltà europea. Insomma, se dovessi inventare uno slogan, sarebbe semplicemente: Riscopriamo l’Europa!

  9. Battersi per un mondo migliore.

    Tiziano ci credeva con fervore, come ci credevo io. Tutti i discorsi fatti per i quattro anni di collegio portavano in quella direzione. Da laureati, diventava per noi un impegno concreto. Di sicuro, lui lo ha rispettato fino in fondo

  10. Giornalismo serio e d’inchiesta.

    Mi scriveva che in America aveva capito tutta l’importanza della comunicazione giornalistica ad alto livello e di forte impatto sull’opinione pubblica. Inchieste, pubbliche denunce… Invece, diceva, “ho l’impressione che più informazioni di pura cronaca abbiamo e più restiamo ignoranti…Internet senza freni è come la droga

Chiudo con una diapositiva immaginaria che, come antico direttore di Airone, prendo in prestito dalla natura, incoraggiato in questo dall’amore incondizionato che Terzani aveva per gli uccelli, l’erba, le montagne, e anche dalla battuta collegiale con cui Tiziano e Alberto erano definiti: «l’airone e l’anatroccolo». Negli ultimi anni di vita, trascorsi da docente all’Università di Princeton nel New Jersey, Einstein divenne amico di alcuni animali frequenti sulla costa atlantica degli Stati Uniti. Tra questi, ci sono i merli del Maine, che con i suoi cugini californiani (i merli dei pesci) hanno fornito agli etologi spunti molto interessanti. La loro, infatti, è una parabola naturalistica che si adatta bene anche agli esseri umani. I merli del Maine, appena nati, scelgono un ramo e quella sarà la loro casa per tutta la vita. Conseguenza del loro pigro comportamento: il canto, registrato nel corso degli anni, avrà sempre le stesse note, lo stesso tono. E l’importanza della casa eterna sul ramo li indurrà a una maggiore aggressività, anche nei confronti della più innocua farfallina capitata nei paraggi.

Il loro cugino californiano, invece, che ama cibarsi dei pesci dell’Oceano Pacifico, ogni anno al sopraggiungere dell’inverno lascia il suo ramo e migra verso le regioni più calde del Centro America e dei Caraibi. Lì trascorre una stagione di vacanza e poi ritorna in California. Qualunque ramo è gradito come nuova casa. Conseguenza etologica: a ogni viaggio il curioso merlo dei pesci porta a casa una nota in più, come se avesse imparato la lingua di quelle terre scelte per svernare.

Ebbene, come non riconoscere nel merlo dei pesci il Terzani reporter e viaggiatore instancabile? Il giramondo tra New York, dove studiava per 12 ore al giorno il cinese alla Columbia University, e Pechino dove prese addirittura il nome cinese di Deng Tiannuo, tra Hong Kong e Tokyo, Singapore e la Cambogia, la Tailandia e l’India. Il Tiziano collegiale che al ritorno da uno dei suoi primi giri all’estero, quella volta in Europa e in autostop, racconta ad Alberto di un sogno che poi concretizzerà: «Io passerei la vita a viaggiare per il mondo intero, per conoscere e capire tante cose».

Buona lettura delle pagine del Fratellone, dove il futuro incontra il suo cuore più antico. E buon viaggio.

Salvatore Giannella

Author: admin

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3 Comments

  1. Caro Salvatore,

    ho visto il tuo personal magazine Giannella Channel e la recensione dal titolo "Terzani prima di diventare Terzani"! Davvero straordinario quello che hai fatto. Ho visto, ho letto, mi sono emozionato, mi sono sentito felicemente confuso in un miscuglio di sentimenti pensieri immagini in cui c'erano il Salvatore Giannella cronista della nave Heleanna, il Tiziano ragazzo (geniale), il sottoscritto timido Dino lucano, il Collegio, la Normale, I giornali, gli articoli, I libri, L'Europeo (vedi la presenza a sorpresa del testo inedito del maestro di giornalismo Lamberto Sechi), le mille storie che ci hanno accompagnati fin qui, fino ai fuochi d'artificio che ora il vulcanico Salvatore s'è messo a lanciare nell'etere.

    Forte impatto visivo, grande efficacia, un servizio molto coinvolgente (mi sono messo nei panni del lettore internauta).

    Dal padre creativo di fatto al figlio creativo per definizione. L'altra sera ho visto il programma di Sky Generazione S e l'ho trovato di notevole qualità e di grande interesse, al di là della curiosità di conoscere tuo figlio Giacomo e la sua pregevole attività di artista digitale, tra tecnologia informatica, grafica, arte ipermoderna. Molto in gamba Giacomo, nel quale ho rivisto te, non tanto per la struttura fisica, quanto per certe espressioni. Simpaticissima sua moglie Giuliana, e tosta tra I sorrisi. Un eccellente tandem professionale. Giacomo è stato protagonista della trasmissione per quello che già ha fatto con la sua Streamcolors, per quello che sta facendo, per I riconoscimenti ottenuti; ma sentendolo parlare io mi sono detto "uno così, con queste capacità e con queste idee, arriverà chissà dove".

    Giacomo Giannella: annota questo nome. Farà parlare molto di sé.
    E allora, Salvatore carissimo, grazie infinite per il magnifico regalo in rete e complimenti vivissimi per il figlio: la miscela appulo-aostana, tra te e la tua sposa Manuela, ha dato eccellenti risultati.

    Dino Satriano, Milano.

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    • Grazie, Dino, antico vicedirettore del settimanale Oggi, per le tue generose parole. Buona fortuna nella tua attuale avventura professionale di scrittore di libri che esplorano l'attualità della memoria.(s.gian.)

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  2. Caro Salvatore,
    eccomi rientrato nell’arsura romana dopo una breve vacanza con mia moglie sull’Appennino toscano.

    Ti informo per quanto di utilità che ho appena messo su FB il brevissimo video di Tiziano Terzani sulla Responsabilità (lo mostro quando vado nelle scuole). Allego anche il ricordo di un magico mattino di agosto a Orsigna, nella baita dove visse i suoi ultimi giorni il grande Tiziano Terzani.
    Un abbraccio,

    Ennio

    Nella “gompa” di Tiziano TERZANI

    Un tardo mattino di agosto in auto verso Pistoia ho intravisto l’indicazione Orsigna. Baleno di memoria e virata improvvisa. Seguendo oltre il paesetto l’insegna di legno Al contadino dopo chilometri tra boschi e montagna eccomi dinanzi al piccolo casale Terzani. Un orario indecente, col sole a picco, infuocato. Non un rumore. Furtivo e imbarazzato stavo per andar via, quando nell’aia dietro la casa ho riconosciuto Folco che accudiva un bimbo in dormiveglia.

    folco terzani casale

    Orsigna, 16 agosto 2013: con Folco nella gompa di Tiziano

    Ci eravamo conosciuti tanti anni prima a Roma per un evento all’Ambra Jovinelli in onore del “Babbo” da poco scomparso. Ci siamo abbracciati. Gentile e radioso come sempre. Era lì da qualche giorno con la moglie e i due bambini. Sua mamma Angela stava riposando. Sarebbe ripartito l’indomani. Che magia per me essere lì. Tutto parlava di Tiziano Terzani, maestro di vita e pensiero; il bosco, l’ippocastano nel prato, le montagne che gli ricordavano orizzonti di oriente. Sentendo la mia commozione, Folco mi ha accompagnato nella piccola “gompa” di legno dove Tiziano aveva costruito il suo pezzo di Himalaya. Che energia: i suoi libri, il suo letto, i suoi kimono, i colorati tappeti; il cartello dove aveva scritto: “vietato l’accesso ai disturbatori, senza eccezione”. Da lì, con i suoi cari intorno, era tornato all’eternità. Abbracciai Folco. Ripercorsi la via in discesa, felice. Tiziano faceva capolino nel sole tra gli alberi mentre sembrava echeggiare ovunque la sua risata alla vita.

    Tiziano Terzani – Ridere

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