L’Europa federale di Sandro Pertini

di Federica Martigny* / Eurobull

Alessandro Pertini detto Sandro (San Giovanni di Stella, 25 settembre 1896 – Roma, 24 febbraio 1990) è stato un politico, giornalista e antifascista italiano. Fu il settimo presidente della Repubblica Italiana, in carica dal 1978 al 1985, il secondo socialista (dopo Giuseppe Saragat) a ricoprire la carica.

In occasione del ventesimo anniversario della liberazione dei deportati in Germania, ricordando anche il fratello ucciso nel campo nazista di Flossenburg, Sandro Pertini ha invocato l’avvento di una pace duratura e solida con la consapevolezza di quanta barbarie riesca a generare la guerra, senza mai dimenticare di ricordare come il dovere della libertà costituisca le fondamenta di una vera cultura di pace tra gli uomini: “Solo quando potremo salutare l’avvento della pace con la libertà, della fraternità dei popoli nella libertà, l’ombra del Lager si sarà completamente dissolta: allora sarà finalmente svanito il simbolo della violenza e della crudeltà che attentò più volte nel corso della storia alla libertà dell’uomo”, ha detto nel suo discorso durante la Seduta della Camera dei deputati del 12 maggio 1965.

Questo anelito alla pace, accompagnato da un sentimento di paura e insieme di orrore per cosa l’uomo sia in grado di compiere con la guerra e con la barbara violenza, trova la sua più completa manifestazione nell’adesione convinta al grande disegno europeo, un raggio di speranza che illumina il cielo della storia dopo la tragedia nazi-fascista, come l’arcobaleno che risplende dopo il temporale.

L’ Europa, «ansia e tormento di menti illuminate», è il culmine di un lungo processo che affonda le proprie radici nell’Illuminismo e nella Rivoluzione francese, e la cui unificazione completa in senso federale è vista come necessaria anche se non inevitabile già nel 1983, prima della caduta del Muro.

L’insegnamento del Manifesto di Ventotene scritto da Spinelli, Rossi e Colorni negli anni del confino trascorsi insieme allo stesso Pertini è vivo e forte nei discorsi del Presidente più amato dagli italiani: “L’Europa è stata tutto: mito, sogno, sentimento, ideale; per qualcuno è stata ed è malinconia, tristezza e rimpianto di un paradiso perduto, di un’Atene del mondo che dopo aver dato mondi al mondo dovrebbe ora rassegnarsi a sparire e rinunciare a rivivere mai; e dopo essere stata grande e aver dominato mentre più infuriavano, per strano paradosso, le sue guerre civili e intestine, dovrebbe assistere impotente al suo declino, oggi che più avverte il senso e l’urgenza della sua unità.

L’Europa dunque non è più un mito, un sogno, una stella che brilla e orienta da lontano e – direi quasi – neanche un ideale, ma una ferrea necessità. Qualcosa che sta non fuori ma dentro di noi. È, se volete, l’ideale necessario dei tempi moderni”. Questa parole sono state pronunciate davanti al Consiglio d’Europa a Strasburgo il 27 aprile 1983.

A quasi trent’anni di distanza da questo discorso le parole in esso contenute sono incredibilmente vive e cariche ancora dello stesso significato sia morale. «Se questi 300 milioni di europei si sentissero come un popolo unito, allora l’Europa avrebbe forza e voce per chiedere un disarmo totale e controllato, per arrivare a distruggere le armi atomiche» – che politico – «E naturalmente perché vi sia un’Europa davvero unita deve esserci un Parlamento dotato di poteri effettivi, legislativi e di controllo, che si impongano a tutti, diventino legge per tutti i Paesi. Ma perché il Parlamento sia un vero Parlamento bisogna che abbia di fronte a sé un vero Governo. E quando dico un vero Governo penso a un Governo che prenda le sue decisioni a maggioranza»; non bisogna sottovalutare il grande coraggio mostrato nell’esprimere queste parole a gran voce e la lungimiranza di rivendicarle a chi non ne capiva o non voleva capirne la portata.

Purtroppo ancora oggi sono rimaste inascoltate ma questo non le rende meno solide ed anzi ne rivela tutta la forza e la speranza. L’Europa intesa da Pertini dovrebbe essere cioè liberata finalmente dai nazionalismi, federale, retta da un Parlamento e da un Governo che decida a maggioranza, dovrebbe mostrarsi come una ferrea necessità del domani per se stessa e per il mondo.

Mentre viviamo sotto il macigno della crisi, che non è solo una crisi economica e finanziaria, ma che è una crisi sociale, politica, che offusca ogni giorno di più le speranze dei cittadini e che li porta verso una progressiva disaffezione anche nei confronti dell’Europa e delle sue Istituzioni, è importante riappropriarci delle parole di Pertini, farle rivivere, donando loro nuovo slancio e nuova energia.

*Federica Martigny è membro della Direzione nazionale della Gioventù Federalista Europea. Fonte: Eurobull.it, 30.3.2012

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