Facciamo gli Stati Uniti d’Europa. La proposta “euroutopica” di Alfred Heineken, futurologo inascoltato

I

n economia (ma anche in diplomazia o semplicemente nell’amministrazione) le dimensioni di un Paese contano. Quelle degli Stati dell’Unione europea, troppo piccoli su scala mondiale, non sono più adatte. La soluzione? Applicare all’Europa il modello degli Stati Uniti. Come sognava Alfred Heineken.

Bruxelles – Alfred Heineken, morto a 78 anni nel gennaio 2002, è stato un grande produttore di birra, ma era anche un uomo che amava riflettere su cose come il futuro dell’Europa e il modo migliore di costruirlo.

“Propongo un’Europa unita di 75 stati, ognuno con una popolazione tra i 5 e i 10 milioni di abitanti”, scriveva in un pamphlet pubblicato nell’estate del 1992. All’epoca Heineken, uomo creativo con molto tempo da perdere e una valanga di soldi, era famoso per le sue idee strampalate. E così la sua proposta per il futuro dell’Europa fu ignorata e dimenticata in fretta.

Peccato, perché vent’anni dopo è più attuale che mai.

La tesi di fondo, già discussa in passato, oggi appare estremamente condivisibile: gli Stati europei sono troppo piccoli per l’economia internazionale e troppo grandi per la vita di tutti i giorni.

Sono lontani i tempi in cui Germania o Francia (e figuriamoci Lussemburgo o i Paesi Bassi) potevano cavarsela da sole nel mercato globale. È per questo che oggi esistono la Nato, l’Unione europea e, per il momento, la moneta unica.
Date un’occhiata alla lista dei Paesi più estesi del mondo. Lo Stato più grande dell’Unione europea, la Francia, figura al quarantatreesimo posto. La Russia, numero uno in assoluto, è 26 volte più grande. Cina e Stati Uniti sono 15 volte più grandi.

Ora osservate la classifica degli Stati in base alla popolazione. La Germania, il paese più popoloso dell’Ue, è al numero 16. La Cina, in cima alla lista, ha un numero di abitanti oltre sedici volte superiore. L’India, 15 volte.
Se l’Unione europea fosse considerata come un unico Paese sarebbe il settimo nella lista dei più estesi e il terzo in quella dei più popolosi. E soprattutto (come ripetono incessantemente i vertici di Bruxelles) sarebbe la più grande economia planetaria.

Lontani sono anche i tempi in cui la gente era ignorante e asservita, i tempi in cui il popolo non infastidiva i propri leader chiedendo trasparenza, efficienza, democrazia e responsabilità.

I progressi tecnologici hanno alimentato una turbolenza politica, spesso a spese dei potenti. Internet, come a suo tempo aveva fatto la carta stampata, offre una preziosa via d’accesso all’informazione e il potere di creare e di distribuire liberamente. Grazie alla rete i poteri forti tremano in tutto il globo, non soltanto nel mondo arabo.

È per questo motivo che gli Stati stanno facendo ciò che è necessario per soddisfare una popolazione sempre più emancipata: decentralizzano. Regno Unito, Germania, Francia, Spagna e Italia hanno tutti delegato una parte di potere negli ultimi vent’anni. Più il potere è vicino e più è trasparente, efficiente, democratico e responsabile.

Tutto ciò che ha una funzione ha una sua dimensione ottimale. Che l’oggetto sia grande o piccolo, bisogna poterlo usare.

Lo Stato sociale europeo ha funzioni multiple: deve proteggere il territorio dall’esterno, far rispettare lo Stato di diritto, fornire assistenza sanitaria e istruzione, realizzare la manutenzione delle strade, proteggere le foreste e – in misura minore – ridistribuire le ricchezze.

Il problema è che ognuna di queste funzioni ha le sue dimensioni ottimali, e più il mondo cambia più le dimensioni divergono.

Il risultato non è che lo Stato non funziona più, ma che funziona meno bene. Come una penna grande quanto una scopa o piccola come un chiodo, è ancora possibile utilizzarlo, ma non è più molto pratico.

Questa tendenza non sparirà fino a quando la tecnologia continuerà ad avanzare. La Cina e gli altri giganti in ascesa non accennano a rallentare, e i dominati continueranno a indebolire i dominanti.

E così alla fine arriverà un giorno – sempre che non sia già arrivato – in cui gli Stati europei nella loro forma attuale faranno più male che bene e porranno inutili ostacoli tra Bruxelles e Barcellona.

Heineken il profeta? L’idea di Heineken appare impraticabile. Siamo talmente abituati all’attuale divisione del continente che qualsiasi proposta di cambiare verrebbe accolta (nella migliore delle ipotesi) con un sorriso di scherno. Ma è davvero un’ipotesi così strampalata? Facciamo un passo indietro e cerchiamo di osservare la situazione da lontano. Ed ecco che la proposta non sembra poi così male: i piccoli Stati Uniti d’Europa. Potremmo creare un piccolo governo federale direttamente eletto e un numero qualsiasi di governi locali dalle dimensioni simili, un po’ come accade sull’altra sponda dell’Atlantico. In questo modo saremmo in grado di competere sul palcoscenico mondiale e allo stesso tempo decidere a livello locale se è il caso di consentire la tauromachia o il consumo di marijuana. Molti dei problemi attuali scomparirebbero. Non dovremmo più preoccuparci di trovare un equilibrio tra i grandi e i piccoli Stati, o del salvataggio del sud da parte del nord.
Heineken la chiamava “Eurotopia”, dall’unione tra le parole Europa e Utopia, e sapeva benissimo che la sua idea avrebbe provocato reazioni fortemente scettiche. Ma è anche vero che in tempi cupi servono misure radicali. E per come stanno andando le cose, personalmente preferisco di gran lunga l’utopia alla distopia. (Philip Ebels / Fonte: EUobserver.com / PressEurop, 8.8.2012, traduzione di Andrea Sparacino)

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