Di Vittorio, Menichella, il no ai regali. E una proposta per onorare gli eroi del lavoro: l’avanza una illustre personalità della cultura e dell’impegno civile, il merceologo Giorgio Nebbia, uno dei “padri nobili” dell’ambientalismo scientifico, per nove anni parlamentare della Sinistra indipendente alla Camera

Caro Giannella,

molto interessante il ricordo di Giuseppe Di Vittorio e di quelli che respingevano i regali. Nei nove anni in cui sono stato in Parlamento solo due volte mi sono trovato davanti a questo problema, forse perché non contavo niente. Un regalo, non ricordo di chi, forse pregiato, respingemmo subito con la Gabriella, mia moglie, credo che sia andata lei personalmente a riportarlo al mittente.Non ricordo bene. Una seconda volta ho ceduto alla tentazione. L’Alitalia mi ha mandato una scatoletta e subito, senza aprirla, ho telefonato di venirlo a ritirare. Il funzionario mi ha detto che si trattava di un modellino in stagno, tipo DinkyToys, di un aeroplano Alitalia, del valore allora di un paio di migliaia di lire, e di regalarlo a mio figlio. Quello l’ho trattenuto.

Comunque nel tuo intervento hai toccato di passaggio un argomento molto interessante. Quello di operai morti per salvare il lavoro, non l’interesse del padrone. Hai toccato l’argomento ricordando il padre di Di Vittorio morto per salvare le mucche del padrone, ma simbolo di un valore più grande, il lavoro.

Ci sarebbe da fare una galleria di questi italiani “speciali”. Ti cito altri episodi:

  • Leone Cuzzo, morto nel 1980 in seguito al crollo di una parte dell’Acquedotto Pugliese dopo il terremoto (vedere il quotidiano di Bari La Gazzetta fel Mezzogiorno, 16 luglio 2012).
  • Francesco Pizzuto, 42 anni, padre adottivo di tre figli, operaio forestale stagionale, morto nell’estate 2012 a Castronovo di Sicilia per andare a recuperare un manicotto, strumento di lavoro, rimasto indietro in una zona già invasa dal fuoco.
  • Tarik Naouch, 29 anni, di Beni Mella, marocchino, morto il 20 maggio, alle 4 del mattino, era di turno alla Ursa di Bondeno. Appena cominciata la scossa del terremoto che ha ferito l’Emilia è uscito dall’azienda, poi è rientrato forse “per chiudere il gas” hanno detto i compagni. Cugino di Mohamed Azaar, anch’egli morto dieci giorni dopo, a causa del terremoto del 29 maggio, era venuto ad abitare in Emilia per lavoro coi genitori nel ’94 e da poco aveva chiesto la cittadinanza. Aveva una bella testa di riccioli neri e voleva sposare la fidanzata (o portare qui la giovane sposa, non è chiaro) che vive in Marocco e che a giugno compirà 18 anni.

Chi sa quanti altri episodi. Tanti altri muoiono e sono morti sotto le macerie o sul posto di lavoro, ma questi erano già salvi e “sono tornati indietro” per salvare strumenti di lavoro che non erano neanche loro.

Propongo che per ciascuno di questi eroi del lavoro si faccia un funerale solenne in Santa Maria degli Angeli, a Roma, con la presenza del Presidente della Repubblica, proprio come si fa per i caduti in Afghanistan. I quali sono lavoratori, soldati, cioè “assoldati”, salariati, morti durante il lavoro: come un operaio che cade da un’impalcatura.

Giorgio Nebbia, Roma

Author: admin

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