La Rocca di Sassocorvaro nel Montefeltro marchigiano che salvò i nostri tesori artistici e, con essi, l’anima dell’Italia: il mio luogo del cuore dovrebbe essere nel cuore di tutti gli italiani

Oggi ho partecipato a quella iniziativa di mobilitazione civile del Fai che è “I luoghi del cuore” (www.iluoghidelcuore.it). La mia segnalazione ha riguardato la Rocca di Sassocorvaro (Pesaro e Urbino), l’Arca dell’Arte che durante la Seconda guerra mondiale diede ricovero e salvezza a migliaia di capolavori dell’arte italiana: cioé salvò l’anima stessa del nostro Paese.

Questa rocca quattrocentesca dovrebbe essere nel cuore, oltre che mio, anche di tutti gli italiani (e non solo) perché questo fu il luogo chiave dell’Operazione Salvataggio condotta dall’allora soprintendente di Urbino, il 31enne Pasquale Rotondi. Il quale così, nel suo diario, presenta e ringrazia la Rocca stessa:

Capolavoro insigne di architettura, la Rocca di Sassocorvaro è una delle più belle creazioni artistiche di Francesco di Giorgio Martini, il grande maestro senese, ingegnere militare di Federico da Montefeltro, che in quanto tale esercitò una notevole influenza sullo stesso Leonardo da Vinci. Fatta costruire nella seconda metà del Quattrocento per ordine di Ottaviano Ubaldini, in una località del Montefeltro vicino a Urbino a lungo contesa dai Malatesta, essa fu innalzata con un’insolita grandiosità di struttura in modo da accrescere la naturale inespugnabilità del luogo con la poderosa imponenza e con l’unitaria compattezza delle murature gigantesche. E’ essa la protagonista che ha saputo custodire così a lungo e così gelosamente un tesoro di tanta grandezza. Qui c’erano 6.509 pezzi di grandissima importanza artistica, archeologica, bibliografica: 1.307 venivano da Venezia, 5.180 venivano dai musei delle Marche, altri venivano dall’isola di Lagosta (Istria) ed erano tutti di importanza primaria. Un buon numero erano di importanza più che primarias, cioé universale: opere di Piero della Francesca, Mantegna, Giovanni Bellini, Luca Signorelli, Pietro Perugino, Raffaello, Lorenzo Lotto, Giorgione, Tiziano, Tintoretto, Veronese, Rubens, Tierpolo, Guardi, Canaletto, Crivelli…

Dalla fine della Seconda guerra mondiale la Rocca è tornata alla sua vecchia destinazione. Le opere d’arte che le erano state affidate a partire dall’8 giugno 1940 ne sono state ormai allontanate per fare ritorno, sane e salve, alle rispettive sedi. Ma il ricordo della vita segreta di quelle opere, nei 5 anni 3 mesi e 8 giorni di permanenza nel monumentale edifizio mentre fuori divampava la guerrra, non potrà essere mai cancellato.

E chi potrà distruggere il ricordpo che lassù, nel torrione maggiore ove più s’inarca la superficie, ebbe sicuro ricovero il quadro forse più raro e suggestivo che possegga l’Italia, la Tempesta di Giorgione? O che in quelle stanze che si affacciano nel cortiletto interno furono custoditi sì a lungo il Miracolo dello schiavo del Tintoretto e le Storie di Sant’Orsola del Carpaccio? O che, per quell’ingresso angusto, fu necessario tracciare nel terreno un profondo solco, al fine di permettere il passaggio sotto la bassa porta ai capolavori di mole maggiore come la Storia di Santa Lucia del Lotto?

E chi potrà dimenticare mai la luce meravigliosa che nell’interno dei piccoli ambienti quattrocenteschi si faceva allorché, nelle rituali verifiche, uscivano dai loro imballaggi i Piero e i Tiziano e i Giambellino e i Lotto?

Ho scelto la Rocca di Sassocorvaro come rifugio perché è un  edificio sicuro; ho scelto la Rocca perché è un edificio straordinariamente importante come opera d’arte. Mi pareva fosse fatta apposta per ricevere idealmente tutti i capolavori che vi affluivano. E’ un grande contenitore e chi la costruì la fece non per offendere ma per difendere. L’azione di difesa della Rocca di Sassocorvaro è un’azione di difesa per gli uomini ma anche per le opere d’arte. Dobbiamo valorizzare la Rocca dal punto di vista artistico con convegni, con pubblicazioni e soprattutto con mostre. Perché il più grande capolavoro del ricovero era la Rocca stessa

Sulla scia di questo invito, la Rocca è da anni al centro, appunto, insieme al vicino Palazzo dei Principi di Carpegna anch’esso coinvolto in una seconda fase nel salvataggio, di un premio annuale (il Premio Rotondi ai salvatori dell’arte: vedi www.arcaarte.it), convegni, pubblicazioni (L’Arca dell’Arte, curato da me e dallo storico locale Pierdamiano Mandelli), film (La lista di Pasquale Rotondi, RaiEducational/La Storia siamo noi con la Comunità montana del Montefeltro, regia di Giuseppe Saponara e sceneggiatura del sottoscritto) e mostre: la prossima è fissata a partire da sabato 21 luglio, dedicata alle opere d’arte terremotate e restaurate da mecenati che hanno risposto all’appello lanciato proprio in questa Rocca.

Author: Salvatore Giannella

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