Il mio eroe preferito? Io, Renzo Arbore, scelgo l’italoamericano Fiorello La Guardia, per tre volte sindaco di New York

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l poeta Walt Whitman, alla domanda su quale fosse il suo eroe preferito, non aveva dubbi: Abraham Lincoln, vincitore della guerra civile statunitense e liberatore dei neri dalla schiavitù, ucciso dall’attore John Wilkes Booth nel 1865. Lo rivela Ennio Caretto sull’inserto domenicale la Lettura del Corriere della Sera, domenica 13 maggio 2012. A Lincoln Whitman dedicò il poema “O capitano, mio capitano!”, la cui nave (l’America) approda salva dopo “un pauroso viaggio” (il conflitto fratricida) grazie alla sua perizia e al suo coraggio, ma senza più lui. Versi che hanno ispirato decine di scrittori, compositori e registi per vicende di leadership e carisma. E di altri personaggi qual è l’eroe preferito? A questa domanda avevo cominciato a far rispondere protagonisti del mondo della società civile nel mensile BBC History Italia da me progettato agli inizi del 2011. Riprenderò quel filo interrotto, visto il valore informativo e formativo delle risposte attese e ricevute. Il primo che intervistai fu Renzo Arbore, artista a 360 gradi. “Il mio eroe preferito? Fiorello La Guardia, per tre volte sindaco di New York”, mi confidò. E nel breve colloquio che ripropongo comparve a sorpresa il nome di Cerignola e di altre città della Puglia foggiana.

PARLAVA SETTE LINGUE. Fiorello La Guardia (1882-1947) è stato un politico che ha svolto con onesta efficacia il ruolo, assegnatogli da una coalizione comporta dai repubblicani e dal Partito americano del Lavoro, per tre mandati consecutivi, sindaco di New York dal 1934 al 1945. Promosse la ripresa economica, incoraggiò la politica sociale, aumentò i servizi pubblici, combatté criminalità e corruzione. Era di origini italiane: suo padre, il musicista Achille, capo della banda musicale dell’esercito statunitense, era emigrato dalla città natale, Cerignola (Foggia), con la moglie, la triestina Irene Coen Luzzatto. Fiorello aveva lavorato dal 1901 al 1906 nei consolati statunitensi di Budapest, Trieste e Fiume. Quando tornò a New York, parlava 7 lingue. Lavorò come interprete, studiò legge prima di impegnarsi in politica. Di lui parla il libro di Paul Jeffers “Fiorello La Guardia, un imperatore a New York” (Gaffi editore, Roma), con prefazione di Enzo Del Vecchio e Renzo Arbore.

Arbore, quando ha sentito parlare per la prima volta di Fiorello La Guardia?

Fu il sindaco di Foggia, la città pugliese dove sono nato nel 1937, a parlarmi per primo di questa famiglia foggiana che (insieme a un altro pugliese da esportazione, Rodolfo Valentino) s’era fatto onore negli Stati Uniti, in un periodo storico in cui gli italiani erano connotati più come mafiosi o pizzaioli. Fu lui il primo italoamericano eletto al Congresso degli Stati Uniti. Sempre lui ricoprì un ruolo decisivo in alcuni passaggi fondamentali della storia d’Italia. Per esempio fu lui che, all’inizio della Prima guerra mondiale, da deputato si batté per far scendere in campo gli Stati Uniti a fianco del governo di Roma. Un impegno che trasformò in un intervento concreto, arruolandosi nell’aeronautica americana per farsi mandare come pilota d’aereo sul fronte italiano. Le sue missioni, decorate da re Vittorio Emanuele III, gli meritarono la cittadinanza onoraria di Foggia.

Quale fu il suo atteggiamento verso il fascismo e il nazismo?

Fu un duro avversario e per questo l’Italia fascista lo ripudiò. Fu privato della cittadinanza onoraria nel 1938, quando entrarono in vigore in Italia le leggi razziali (la madre di Fiorello era ebrea). Fu una reazione anche alle sue critiche implacabili al nazismo e al fascismo, lanciate con  memorabili messaggi radio dai microfoni della BBC. E così, nel 1945, con la rinascita in Italia della democrazia, Foggia gli riconfermò la cittadinanza onoraria.

Subito dopo la Seconda guerra mondiale ebbe modo di intervenire a favore dell’Italia?

Cito solo due episodi: il presidente del Consiglio Alcide De Gasperi, dopo la firma del trattato di pace a Parigi (1947), fece appello a lui nella sua qualità di capo dell’Unrra (l’organismo americano che mandava aiuti alimentari in Europa). Navi di grano, dirette in Irlanda e in Inghilterra, furono dirottate verso porti dell’Italia piegata dalla guerra: da noi si moriva di fame. Altro suo rapporto con l’Italia è legato alla costruzione della Casa Sollievo della Sofferenza, l’ospedale voluto da Padre Pio a San Giovanni Rotondo, sul Gargano. Mio padre Giulio, medico e presidente del Tubercolosario di Foggia, mi parlò di tanti soldi arrivati dall’America. Credo che c’entrasse, più che una strategia umanitaria, un interesse più concreto: tra Foggia e San Giovanni Rotondo operava il più grande aeroporto militare del Mediterraneo, Amendola. E avere un ospedale attrezzato vicino a questa base strategica della Nato era un obiettivo da aiutare.

Lei con la sua Orchestra Italiana è tornato spesso a New York in questi anni. Che cosa è rimasto a ricordo di La Guardia?

Il suo ricordo di miglior sindaco di New York è ancora vivo. Intanto il secondo aeroporto newyorkese porta il suo nome. E lo stesso Rudolph Giuliani mi ha confidato di essersi ispirato a lui, quando è stato sindaco di New York (1994-2001), per la sua Tolleranza zero contro la criminalità, ma anche come esempio di concretezza, capacità, onestà, passione, lungimiranza. In un’epoca segnata in Italia da critiche dure alla politica, ripercorrere le tappe della vita di La Guardia potrebbe costituire una salutare ventata di aria pulita.

 

Author: Salvatore Giannella

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